Vorrei ampliare il discorso affrontato, tramite un comunicato stampa (clicca qui per leggere il comunicato), su alcuni organi di informazione locale.
A volte un comunicato può non bastare per essere chiari, spesso si incorre in fraintendimenti, è difficile interpretare fino in fondo le problematiche politiche per avvicinarsi al vero.
La mia dichiarazione di oggi, condivisa con Pasquale Sasso, ha un significato chiaro ed evidente. Non possiamo accettare che alcuni utilizzino facili scorciatoie per sedersi in consiglio per poi confluire nel primo partito della città. Non è possibile tollerare questo opportunismo politico e tali logiche di convenienza.
“La Scelta” non è una normale lista civica, come vogliono far sembrare. Questa che io preferisco definire “fazione” è nata dalla rottura, avvenuta poco prima della chiusura delle liste, tra gli “ambienti” di Giovanni Schiappa e il Popolo della Libertà. In assemblea, al cospetto di tutti i tesserati e simpatizzanti del partito, l’On. Landolfi tracciò una linea politica che ci avrebbe portato ad avere una coalizione di larghe intese, partendo dagli undici consiglieri che decretarono la fine della passata amministrazione Cennami. In quella riunione tutti erano già consapevoli che la direzione del partito era quella. Con fare plebiscitario fu sancita l’investitura di Schiappa come candidato a sindaco e si precisò che “i discorsi di alleanza sono ancora aperti”.
Non ricordo una persona, compreso Schiappa, che aprì bocca dopo l’affermazione dell’Onorevole. Anzi, vi dirò di più, Giovanni Schiappa, in una precedente riunione, non si fece scrupoli ad affermare che: “Se l’Onorevole ha dettato questa linea non posso che seguirla, ha più esperienza di me e, anche se ho qualche dubbio, merita ascolto e fiducia”.
Pochi giorni dopo questa serie di riunioni plenarie, il tavolo salta. Schiappa non è più candidato sindaco del PdL, i militanti prendono due direzioni diverse: una parte corre a dare la disponibilità al PdL, un’altra la affida a Giovanni Schiappa riunendosi nei pressi della sua casa in Piazza S.Francesco.
Questo significa: una parte ha seguito la linea ufficiale del Popolo della Libertà, l’altra era decisa nel sostenere Giovanni Schiappa con o senza il PdL. Proprio in questi momenti ebbe i natali “La Scelta”. Questo fu l’istante in cui i seguaci del nuovo sindaco scelsero di compiere una secessione, puntando tutto su una prova di forza.
Con l’intercessione dell’On. Nitto Palma, si giunse all’accordo. “La Scelta” si ritrovò in coalizione con un PdL che riconosceva Schiappa come candidato sindaco.
Ricordo bene i discorsi identitari di Giovanni Schiappa e dei suoi fedelissimi: “Non vogliamo Zannini e i suoi in coalizione in nome dell’identità del partito”.
Oggi, giunge la notizia che i tre consiglieri eletti de “La Scelta” hanno intenzione di rientrare nel gruppo consiliare del PdL. Gli stessi che hanno posto il veto su Zannini in nome dell’identità, gli stessi che quella stessa identità si sarebbero messi sotto i piedi se Landolfi non avesse acconsentito ai diktat di Conte e Schiappa, gli stessi che si sono fregiati del loro simbolo giallo-blu, oggi vogliono vestire i panni del “figliol prodigo” e mettersi sotto il simbolo del primo partito della città.
Non possono essere azzardati paragoni con le liste civiche di collegamento al PdL del passato. Quelle nacquero sullo stesso tavolo delle trattative, questa è nata da un tentativo di secessione, da una rottura, da una spaccatura che tarderà a rimarginarsi.
“La Scelta” fu proprio quella di ritirarsi a Piazza S.Francesco per mostrare i muscoli, contro una prospettiva che andava oltre la destra e la sinistra per riunire più forze di più identità in nome del paese, per risanarlo, per far sì che chi ha sempre governato, prima di uscire di scena si addossasse la responsabilità di un dissesto, di una situazione critica, rimboccandosi le maniche e scacciando gli spettri del passato.
A questo punto: come poter essere consenzienti nel veder confluire nel gruppo consiliare del partito persone che, se non fossero state accontentate, avrebbero volentieri abbandonato il PdL?
Come poter accettare di vedere nello stesso gruppo consiliare chi ha dovuto totalizzare dalle 371 preferenze di Piazza alle 531 del primo eletto Marquez e chi, se non avesse elaborato una facile scorciatoia, non sarebbe stato eletto nel partito?
Noi vogliamo che chi ha votato “La Scelta”, chi ha scelto “La Scelta”, venga rappresentato dal gruppo consiliare de “La Scelta”. Allo stesso modo pretendiamo che chi ha votato il Popolo della Libertà, eleggendolo a primo partito, venga rappresentato dagli eletti nella lista PdL.
Chi si è sentito forte di compiere “La Scelta”, ora si senta altrettanto forte di portarla avanti.
Claudio Landi












