Ve la racconto io “La Scelta”. Dalla secessione al figliol prodigo, la parabola dei tre eletti di Schiappa.

Vorrei ampliare il discorso affrontato, tramite un comunicato stampa (clicca qui per leggere il comunicato), su alcuni organi di informazione locale.

A volte un comunicato può non bastare per essere chiari, spesso si incorre in fraintendimenti, è difficile interpretare fino in fondo le problematiche politiche per avvicinarsi al vero.

La mia dichiarazione di oggi, condivisa con Pasquale Sasso, ha un significato chiaro ed evidente. Non possiamo accettare che alcuni utilizzino facili scorciatoie per sedersi in consiglio per poi confluire nel primo partito della città. Non è possibile tollerare questo opportunismo politico e tali logiche di convenienza.

“La Scelta” non è una normale lista civica, come vogliono far sembrare. Questa che io preferisco definire “fazione” è nata dalla rottura, avvenuta poco prima della chiusura delle liste, tra gli “ambienti” di Giovanni Schiappa e il Popolo della Libertà. In assemblea, al cospetto di tutti i tesserati e simpatizzanti del partito, l’On. Landolfi tracciò una linea politica che ci avrebbe portato ad avere una coalizione di larghe intese, partendo dagli undici consiglieri che decretarono la fine della passata amministrazione Cennami. In quella riunione tutti erano già consapevoli che la direzione del partito era quella. Con fare plebiscitario fu sancita l’investitura di Schiappa come candidato a sindaco e si precisò che “i discorsi di alleanza sono ancora aperti”.

Non ricordo una persona, compreso Schiappa, che aprì bocca dopo l’affermazione dell’Onorevole. Anzi, vi dirò di più, Giovanni Schiappa, in una precedente riunione, non si fece scrupoli ad affermare che: “Se l’Onorevole ha dettato questa linea non posso che seguirla, ha più esperienza di me e, anche se ho qualche dubbio, merita ascolto e fiducia”. 

Pochi giorni dopo questa serie di riunioni plenarie, il tavolo salta. Schiappa non è più candidato sindaco del PdL, i militanti prendono due direzioni diverse: una parte corre a dare la disponibilità al PdL, un’altra la affida a Giovanni Schiappa riunendosi nei pressi della sua casa in Piazza S.Francesco.

Questo significa: una parte ha seguito la linea ufficiale del Popolo della Libertà, l’altra era decisa nel sostenere Giovanni Schiappa con o senza il PdL. Proprio in questi momenti ebbe i natali “La Scelta”. Questo fu l’istante in cui i seguaci del nuovo sindaco scelsero di compiere una secessione, puntando tutto su una prova di forza.

Con l’intercessione dell’On. Nitto Palma, si giunse all’accordo. “La Scelta” si ritrovò in coalizione con un PdL che riconosceva Schiappa come candidato sindaco.

Ricordo bene i discorsi identitari di Giovanni Schiappa e dei suoi fedelissimi: “Non vogliamo Zannini e i suoi in coalizione in nome dell’identità del partito”.

Oggi, giunge la notizia che i tre consiglieri eletti de “La Scelta” hanno intenzione di rientrare nel gruppo consiliare del PdL. Gli stessi che hanno posto il veto su Zannini in nome dell’identità, gli stessi che quella stessa identità si sarebbero messi sotto i piedi se Landolfi non avesse acconsentito ai diktat di Conte e Schiappa, gli stessi che si sono fregiati del loro simbolo giallo-blu, oggi vogliono vestire i panni del “figliol prodigo” e mettersi sotto il simbolo del primo partito della città.

Non possono essere azzardati paragoni con le liste civiche di collegamento al PdL del passato. Quelle nacquero sullo stesso tavolo delle trattative, questa è nata da un tentativo di secessione, da una rottura, da una spaccatura che tarderà a rimarginarsi.

“La Scelta” fu proprio quella di ritirarsi a Piazza S.Francesco per mostrare i muscoli, contro una prospettiva che andava oltre la destra e la sinistra per riunire più forze di più identità in nome del paese, per risanarlo, per far sì che chi ha sempre governato, prima di uscire di scena si addossasse la responsabilità di un dissesto, di una situazione critica, rimboccandosi le maniche e scacciando gli spettri del passato.

A questo punto: come poter essere consenzienti nel veder confluire nel gruppo consiliare del partito persone che, se non fossero state accontentate, avrebbero volentieri abbandonato il PdL?

Come poter accettare di vedere nello stesso gruppo consiliare chi ha dovuto totalizzare dalle 371 preferenze di Piazza alle 531 del primo eletto Marquez e chi, se non avesse elaborato una facile scorciatoia, non sarebbe stato eletto nel partito? 

Noi vogliamo che chi ha votato “La Scelta”, chi ha scelto “La Scelta”, venga rappresentato dal gruppo consiliare de “La Scelta”. Allo stesso modo pretendiamo che chi ha votato il Popolo della Libertà, eleggendolo a primo partito, venga rappresentato dagli eletti nella lista PdL. 

Chi si è sentito forte di compiere “La Scelta”, ora si senta altrettanto forte di portarla avanti. 

Claudio Landi

COMUNALI MONDRAGONE 2012: Analisi del voto.

Non è cosa facile analizzare il voto delle amministrative 2012 di Mondragone, all’indomani della proclamazione, al primo turno, di Giovanni Schiappa a Sindaco di Mondragone. Sono cambiate molte cose dal 2008, mischiate molte carte, per non cambiare nulla nella pratica.

Che cosa resta il giorno dopo l’esito delle elezioni? Numeri.  Mi sono reso conto, leggendo e analizzando i risultati, che il numero dei voti che viene affiancato al nome del candidato determina il “peso politico” di costui. Non si ragionerà più di nomi e cognomi ma di cifre. Lui è 190, l’altro è 75, quello è 500 mentre lui è 350. Tutto è affidato alla quantità, nulla alla qualità. Ma questo è risaputo.

Inizierò la mia disamina partendo da un dato macro-politico relativo ai risultati dei candidati sindaco per poi analizzare i risultati di alcuni dei candidati al consiglio comunale.

SCHIAPPA:

Giovanni Schiappa è riuscito, sul filo del rasoio, ad aggiudicarsi la fascia tricolore con 7580 preferenze (50,46%). Un ottimo risultato che gli ha permesso di aggiudicarsi la maggioranza assoluta dell’elettorato  al primo turno. Se però guardiamo ai risultati della coalizione di centro-destra che lo sosteneva, ci accorgiamo che Giovanni dovrebbe essere un po’ più pacato nei festeggiamenti perché è stato l’unico, tra i candidati sindaco, a prendere meno voti rispetto alla sua stessa coalizione. Il centro-destra (Pdl-Nuovo Psi-La Scelta-Liberi e Democratici-Intesa per Mondragone) ha ottenuto ben 8075 preferenze (56,01%) che, se la matematica non ci inganna, dovrebbero essere 495 voti in più del candidato di riferimento. Schiappa è stato vittima del voto disgiunto. Il 5,55% degli elettori di centro-destra non si riconoscono in Giovanni Schiappa, preferendo altri lidi.

CENNAMI:

Tutto ciò non si è verificato per gli altri candidati ala carica di primo cittadino. Più ci spostiamo “a sinistra” più il disgiunto si impone in un crescendo. Achille Cennami ha totalizzato 2829 voti (18,83%) mentre le tre liste che lo sostenevano (PD-Cennami Sindaco-Nuova DC) ne ottengono 2726. L’ex-sindaco di Mondragone ha racimolato un centinaio di voti in più delle sue liste. I democratici hanno assaporato, in serata, il gusto del secondo turno, intravedendo in lontananza una speranza che sembrava imprevedibile. Ciò non è accaduto ma il dato a favore del dott. Cennami non è soltanto il fedele sostegno delle liste ma la sua incolumità al cospetto dell’elettorato. I voti personali di Achille non si sono spostati minimamente. Nel 2008 a Cennami andarono 4830 voti in più di oggi, è vero, ma se si pensa che da allora è stato “scaricato” da diverse componenti come Petrella (ora con Schiappa), Federico (candidato a sindaco con l’Udc, con l’appoggio esterno di Proposta Democratica di Zannini) e il Partito Socialista (nel quale spiccavano, nel 2008, Michele Russo ora candidato senza successo nel Pdl e Antonio Taglialatela ora candidato indipendente), ci accorgiamo che i  pezzi persi hanno totalizzato insieme 4863 voti: esattamente i voti che Cennami ha perso rispetto al 2008. In breve: l’ex-sindaco, di suo, non ha perso nulla.

FEDERICO:

Una grande delusione per il candidato centrista, determinata soprattutto dalle vicende amministrative che hanno portato all’esclusione di una lista collegata (Proposta Democratica di Zannini). Il risultato di 2357 preferenze è tutto ciò che si poteva fare in una campagna elettorale così breve. Federico ne è consapevole. Malgrado tutto, deve essere registrata una notevole crescita personale di Camillo Federico rispetto alle scorse elezioni provinciali, nelle quali gli elettori gli attribuirono 1770 voti. Anche Federico è stato premiato dal disgiunto con 214 voti in più della sua coalizione. Se il risultato previsto in partenza non è stato raggiunto è dovuto anche al poco impegno che gli “zanniniani” hanno profuso per l’elezione del rampollo del terzo polo.

FUSCO:

Il candidato dipietrista non ha raggiunto un risultato molto rilevabile in termini elettorali, quantomeno in termini di crescita. Nel 2008 Mario Fusco, con la sola lista civica “Io Amo Mondragone”, riuscì a superare le mille preferenze pur non riuscendo a far scattare il seggio. Oggi, dopo tre anni di assessorato all’ambiente (portato avanti con discreto successo), l’apporto di un partito come l’Idv oltre alla lista civica di cui sopra e il sostegno di un candidato che nel 2008 sosteneva Cennami (Antonio Federico), ha ottenuto solamente 190 voti in più di quattro anni fa. Molto poco. Anche per “mariolino” il disgiunto è stato favorevole: 260 voti più delle liste che lo sostengono. Siederà in consiglio comunale tra i banchi dell’opposizione, un risultato non indifferente per proseguire le proprie battaglie politiche.

TAGLIALATELA:

Il più premiato dal disgiunto, con amicizia lo definisco “disgiUNTO dal Signore” (battuta lecita se si pensa che la chiesa è stata molto vigile sull’andamento della campagna elettorale, prendendosi persino la briga di organizzare un confronto tra tutti i candidati), è stato proprio Antonio Taglialatela, esponente del Partito Socialista Italiano. 518 preferenze che gli danno ragione a dispetto dell’altra componente di sinistra di Burrelli (SEL) che non ha superato i 509 voti. Più della metà dei voti di Taglialatela sono arrivati da elettori di altre coalizioni. Parte dei voti che separano Schiappa dalla sua coalizione (495, lo ripeto), sono stati indirizzati al candidato socialista che vanta di 291 preferenze in più della sua lista. Un’altra parte si è spostata all’interno dell’elettorato di sinistra. Antonio Taglialatela registra una piccola crescita rispetto alle provinciali del 2010 quando ottenne 489 voti.

BURRELLI:

Del fatto che la partita di Burrelli e Taglialatela, oltre ad essere un segnale di insofferenza di una parte dell’elettorato di sinistra, fosse una sorta di primaria interna al centro-sinistra, era palese agli occhi dei più attenti. La sfida è stata vinta, seppur per una manciata di voti, dal socialista Taglialatela che supera di nove preferenze il verde Burrelli di Sinistra Ecologia e Libertà. Sostanzialmente, però, se si guardano i voti di lista attribuiti rispettivamente al PSI e a SEL dobbiamo darla vinta a Burrelli che con il suo partito riesce ad ottenere 271 preferenze di lista, rispetto alle sole 227 del PSI. Resto comunque consapevole del fatto che se avessero avuto la capacità di raggiungere un accordo, con una preparazione maggiore e liste più forti, la sinistra sarebbe riuscita ad ottenere un seggio in consiglio comunale. Ora entrambi i partiti dovranno accontentarsi di fare opposizione “extra-consiliare”.

COSI’ NEL 2008:

Nel duemilaotto furono quattro e non sei i candidati sindaco per Mondragone. Andarono a votare 17.345 persone, 1.853 in più di questa tornata elettorale (affluenza al 77,51% nel 2008, rispetto al 67,55% del 2012). Non ci fu una vittoria al primo turno ma i risultati che portarono al ballottaggi furono: Nugnes (centro-destra): 7796 (46,14%) ; Cennami (centro-sinistra + UDC) 7659 (45,33%); Fusco (Lista Civica) 1043 (6,17%). Poco più di trecento voti per il civico Biagio Nugnes che al ballottaggio si apparentò senza successo con il centro-destra di Daniela Nugnes, sconfitto dal dott.Achille Cennami. Rispetto ad allora il PdL si conferma primo partito con 3100 preferenze (21,5%), mentre nel 2008 ne ottenne 4999 (30,65%). L’astensionismo ha colpito molto i candidati al consiglio comunale che non hanno avuto il risultato che prevedevano. In molti hanno registrato un calo elettorale considerevole, in molti che speravano di ottenere cifre astronomiche devono accontentarsi di un risultato, tutto sommato, normale. Per fare dei nomi: Pasquale Marquez ha visto crescere di 55 voti il risultato di 476 voti del 2008, portandosi a 531. Alessandro Pagliaro (prima PdL, ora UDC) passa dai 386 ai 299, perdendo 87 preferenze. Agostino Napolitano, eletto nel nuovo PSI, nel duemilaotto non riuscì ad entrare in consiglio (tramite il PDL) con 336 voti, riuscendoci però ora con sole 222 preferenze (-114 voti). Anche Giuseppe Piazza, coordinatore cittadino del PDL, entra in consiglio (fu il secondo dei non eletti nella scorsa elezione) con 371 voti (+36 rispetto al 2008). Antonio Pagliaro è eletto (da uscente) con 192 voti (-23 rispetto al 2008), Daniela Lumia (prima non eletta da uscente) ottiene 182 preferenze (13 in più) e Ermanno Miraglia (Giovane Italia) non è riuscito per una manciata di voti ad entrare in consiglio nonostante le 170 preferenze (+48 rispetto al dato precedente). A registrare, tra i candidati più giovani, una crescita importante rispetto alle scorse elezioni, è stato Marcello Buonodono che totalizza 194 preferenze (piazzandosi al 7° posto nel PDL), ben 110 in più rispetto al 2008.

Claudio Landi

Senza Cultura non c’è progresso.

In un periodo di estrema crisi, non solo economica, ma soprattutto morale (e, perché no, anche etica) che investe ogni anfratto della nostra società, l’arma più forte per uscirne fuori è senza dubbio la cultura*.

Vorrei impostare il ragionamento a livello locale, parlando del mio paese d’origine, senza dilungarmi a livello nazionale. Mi soffermerò su Mondragone perché è proprio qui che si avverte la necessità storica di un cambiamento che abbiamo come centro propulsore una rivoluzione culturale significativa.

La sottile differenza semantica tra i due termini “sviluppo” e “progresso” è sottile all’apparenza, ma profonda se si esaminano attentamente. Pasolini ci illumina a riguardo:  Il «progresso» è una nozione ideale (sociale e politica): là dove lo «sviluppo» è un fatto pragmatico ed economico. Pasolini si addentra, a mio avviso sbagliando, in una suddivisione tra sviluppo, appartenente ad una visione democristiana clerico-fascita e un progresso “di sinistra”. A mio modesto parere, questa suddivisione ha luogo se e solo se per “destra” si intende una destra borghese, cosa da prendere con le pinze dal momento in cui esistono svariate e molteplici raggruppamenti di destra che combattono quel modo di essere e quella cultura “moderata” o “borghese” e, perché no, “industriale”.

Preferisco parlare di “progresso” anche perché sono consapevole del fatto che questo vada anteposto allo “sviluppo” e che non possa esserci il secondo senza aver prima concentrato gli sforzi sul primo. Quindi, andando ancora a ritroso, non può esserci il progresso senza un movimento di rivoluzione culturale.

Senza la cultura non può esserci progresso, senza il progresso lo sviluppo. Questi passaggi sono semplici se si pensa che una mente dedita all’approfondimento culturale è tendenzialmente meno corruttibile e aggirabile di una mente gretta e barbaramente ignorante (c’è anche un’ignoranza sublime).

Non avere una classe dirigente attenta alla diffusione della cultura (per paura?), non avere gli strumenti pubblici e gratuiti per permettere a un ragazzo di diffondere i propri orizzonti culturali, non riscontrare la presenza di altri luoghi di  incontro (anche privati) che permettano un avvicinamento alla cultura, rende il nostro territorio una realtà tristemente morta sotto quel punto di vista.

Non esiste un cinema che continuamente offra al pubblico spettacoli di spessore, sempre meno risorse economiche  vengono destinate ad attività culturali pubbliche, la biblioteca comunale è dislocata in periferia e comunque è lontana dall’offrire servizi certi e concreti per chi voglia leggere un libro e non può permettersi di acquistarlo. Non c’è nemmeno l’ombra di una struttura pubblica che consenta a una band musicale di poter registrare un disco senza ricorrere a un privato.

Tutte questa mancanze, che sfuggono all’occhio del politico ignorante, puntano al regresso civile e a una nullafacenza culturale latente che non stimola, non incuriosisce e non fa crescere le menti. Puntando, invece, con lungimiranza, a un incremento della presenza di questi luoghi di socializzazione si riuscirà, non solo ad incrementare l’attività culturale, ma soprattutto a stimolare le menti dormienti di ragazzi che, altrimenti, non saprebbero a chi rivolgersi per prendere in prestito un libro, un dvd o fare una ricerca.

Stimolare le menti significa soprattutto permettere che la futura classe dirigente, incarnata attualmente nella mia generazione (grosso modo i ragazzi dai 18-30 anni), compia un balzo in avanti rispetto alla vecchia e si rivelerà in futuro capace di offrire al territorio il know-how necessario per tendere allo sviluppo.

Per carità, non sono passaggi automatici, il mio è solo uno spunto di riflessione falsificabile. Ma, personalmente, mi ritengo meno corruttibile in quanto negli anni ho potuto avvicinarmi allo studio di determinati autori, artisti, poeti, musicisti e così via. A questo punto, c’è chi nasce in famiglie già culturalmente “sensibili” e chi no. Chi vuole ma non può studiare nel capoluogo, nella capitale o all’estero. Perché non mettere a disposizione di TUTTI gli strumenti per progredire culturalmente?

Il fenomeno del candidato che porta le buste della spesa nella casa della vecchietta, in cambio della preferenza, non può limitarsi alla mera indignazione. Occorre analizzarlo, comprenderne il significato culturale** (nel vero senso della parola: “modo di fare, si sentire, di agire”). “Riguardo le cose umane: non ridere, non piangere, non indignarsi ma capire. (Spinoza)”. Il bisogno di farsi corrompere nasce anche da un’assenza di punti di riferimento culturali che ne impediscano il proliferare. La volontà di corrompere anche.

Nel nostro territorio l’obesa ignoranza criminale determina le più becere rappresentazioni del “fare politica” e alimenta un degrado sociale senza precedenti, permettendo un collasso della sensibilità culturale e, quindi, la morte del territorio.

E’ l’assenza di sensibilità artistica che permette scempi architettonici. Scuole-caserme; piazzette oscene (vedi S.Angelo); piazzali privi di senso (vedi Piazza della Repubblica, si chiama così?). E’ questa assenza che porta il giovane a oltraggiare i monumenti artistici, a imbrattare le mura delle chiese appena imbiancate, a distruggere un lampione, a denigrare chi si siede su una panchina con un libro in mano o con una chitarra.

Per concludere, un invito a chi si appresta a sedere in consiglio comunale, nella futura giunta e al prossimo sindaco: dedichiamo attenzione al progresso culturale. Senza di esso sarà sempre più difficile allontanarsi dal degrado contingente e mirare allo “sviluppo economico” al quale molti mirano e del quale molti si riempiono la bocca, senza comprenderne il significato. E che il prossimo delegato alla cultura sia veramente un assessore e non un AGGRESSORE.

Claudio Landi

p.s.: * **Nell’articolo il temine “Cultura” sta ad indicare un fenomeno di matrice prettamente artistica. Solo quando specificato tra parentesi assume il significato sociologico più ampio di “Modo di fare, di sentire e di agire” a fronte della definizione di Tylor. Sono da intendersi come due cose totalmente differenti.

Note al margine di una campagna silenziosa.

Iniziata nel chiasso e vissuta nel silenzio. Questa breve campagna elettorale cittadina difficilmente sarà riuscita a smuovere le coscienze di chi, da indeciso, cercava più che un sindaco un conduttore, una guida carismatica, un trascinatore. C’è poco entusiasmo.

A una settimana dal voto non si nota il fermento dovuto a una occasione di un’importanza tale. Ci saranno dei responsabili a tutto ciò? Oppure il tutto è dovuto a un definitivo collasso della politica attiva che trasforma i partiti (con le basi azzerate) in comitati elettorali e la partecipazione in semplice mobilitazione? Ambedue le strade sembrano percorribili come ipotesi.

A molti non serve smuovere le coscienze, agitare gli animi o quant’altro. Loro, i sicuri, i potenti, contano su pacchetti di voti immobilizzati da anni. Non serve un bel manifesto, uno slogan avvincente, una campagna elettorale diversa, un’iniziativa originale. A molti non serve rompersi la testa dietro tali artifici geniali per poter attirare qualche indeciso. E’ proprio questa sicurezza, questa spavalderia nel poter contare sui “pacchetti” sempre e comunque e in ogni tempo che annichilisce ogni forma di concorrenza. D’altra parte, anche la congiuntura nazionale ha il suo peso in questa faccenda.

Quello della trasformazione del modo di fare politica non è una teoria inventata da me, né una chiacchiera da bar. Molti scienziati politici, teorizzando i regimi autoritari, hanno fatto di questo punto uno dei pilastri delle dittature.

Questo non può che significare che, nonostante gli sforzi di pochi, ogni progetto democratico si rivelerà un fallimento. Il voto non è espressione di un’opinione. La preferenza non è incondizionata. L’interesse personale, l’affare, il denaro, il favore e il contentino hanno la meglio su qualsivoglia iniziativa. Gli elettori non si sono ancora resi conto che si viaggia ormai su un sottile filo di lana che ci conduce al dissesto. La situazione è seria e c’è bisogno di persone all’altezza delle responsabilità a cui vanno incontro, non di marionette fedeli che si cibano di carezze e diktat.

Ho deciso di ritagliarmi un ruolo marginale, osservare dall’esterno. Osservo il nulla, il vuoto.

Intanto, in questo vuoto, la musica si diffonde, monotona e  perentoria in uno scenario terrificante, il ritornello per chi si impegna sarà sempre: “Sei bravo ma…”, “Sai parlare, hai buone idee, però…”, “c’è mio cugino, mio cognato…” “C’è mio figlio candidato” (c’è anche la rima!)

Mondragone: sinistra divisa, centro ricusato, destra vincente…ma in lotta intestina.

Non è mai troppo tardi per scrivere, queste ore notturne possono fornire l’illuminazione giusta per commentare l’attuale situazione politica mondragonese. Dopo il ritiro della mia candidatura preferisco ritagliarmi un ruolo di osservatore critico dei fatti, cercando di fornire un significato al caos elettorale di questa campagna amministrativa.

Innanzitutto resto sempre più convinto del fatto che Mondragone abbia perso un treno troppo importante. Auspicavo che già dalle posizioni di partenza la competizione fosse più “sana”, ma soprattutto più seria e rispettosa dei vari problemi che incombono sul capo di ogni cittadino mondragonese.

Purtroppo abbiamo assistito, durante le trattative, al trionfo dei personalismi. Nessuno è stato in grado di abbracciare un vero progetto di cambiamento, mettendo da parte le divisioni del passato, puntando alla risoluzione delle questioni finanziarie importanti che, in un domani fin troppo prossimo, meriteranno di essere affrontate.

Su circa 20.000 elettori ci sono 244 candidati al consiglio comunale e ben 6 candidati alla carica di primo cittadino. Non sono troppo severo se definisco questa una inflazione di candidature. Se, per caso, ponessi a me stesso la fatidica domanda “perché?” non mi viene in mente altra spiegazione sennonché quella della priorità, attribuita da certi personaggi alla propria “cerchia” e alla propria persona.

Su 6 candidati a sindaco ben 4 sono catalogabili nell’area di centro-sinistra. Socialisti, vendoliani, dipietristi e democratici si presentano divisi, mutilati e scarichi all’appuntamento elettorale. Mal comune, mezzo gaudio…verrebbe da dire. Ma la posta in gioco è troppo alta e importante per contarsi o restare arroccati sulle proprie posizioni. L’esperimento (mai sperimentato) delle primarie, voluto da alcuni e respinto da altri, si manifesterà soltanto ora e per loro la vera sfida è vedere chi la spunterà come miglior perdente. Rebus sic stantibus, Taglialatela punterà più sulla sua persona che sulla lista (molto debole), Burrelli sfrutterà il simbolo di un partito che vola nei sondaggi a livello nazionale, Fusco (come avevo previsto in tempi non sospetti) punterà tutto sulla “rivoluzione arancione” proponendosi come il De Magistris mondragonese e Cennami (chi glielo avrà fatto fare?) sta per sbattere contro il muro della sua ostinazione alla candidatura con liste, a mio avviso, scariche e con un nome (il suo) non molto spendibile a livello elettorale. Ma la sinistra (quando fa la sinistra) sa come giocarsi le carte e sarà in grado di acchiappare i consensi dell’elettorato indignato…diviso in quattro.

A centro si era riusciti in extremis a mettere insieme i cocci di un po’ di tutto, come al solito. Dando un’occhiata rapida alle liste sostenitrici di Camillo Federico, mi sono reso conto che (al di là di alcuni nomi sui quali sarebbe meglio stendere un velo pietoso) questi avrebbe potuto costringere al ballottaggio il cavallo vincente del centro-destra, Giovanni Schiappa. Alcune, inopportune, dimenticanze e grossolani errori da dilettanti della politica hanno permesso la ricusazione delle liste di centro (Udc, Proposta Democratica e Fli) e quindi hanno messo in dubbio le stesse chances del rampollo democristiano. Staremo a vedere attentamente gli sviluppi burocratici e legali della vicenda.

Il centro-destra (stravincente, ora più che mai) paga le pene di una cattiva organizzazione interna e di antichi dissapori venuti a galla in maniera prepotente a pochi giorni dalla presentazione delle liste (con tutto ciò che ne è derivato poi…). Le lotte interne tra fazioni sono più che evidenti anche senza il supporto della luce del sole. Cinque liste (troppe) si apprestano a dividere la posta in gioco (10 consiglieri di maggioranza, 12 in caso di un’ampia vittoria). Tutte le liste, anche all’interno di ciascuna delle stesse, risentono delle spaccature createsi nel tempo e nel Pdl è ormai guerra civile per l’ottenimento della leadership locale. Giovanni Schiappa è una persona forte, giovane, affidabile e concreta che dovrà essere in grado di scollarsi di dosso il peso (e Guarino ha maledettamente ragione) di “aree”, “ambienti”, “cerchie”, a lui prossime che possono solamente rallentare il suo percorso politico. A lui il compito di dimostrare che brilla di luce propria e che non rappresenta, come è stato detto, “solo un ingranaggio di un gioco più grande di lui.” (Guarino, casertace.net 1-4-12). In pratica, nella coalizione di centro-destra troviamo liste fatte appositamente per far eleggere questa o quell’altra persona e liste, come quella del PdL, dove ciascun candidato è espressione di un’area diversa, pronti per accaparrarsi le prime posizioni garantendosi il seggio.

Per farla breve: pare che nessuna delle coalizioni si proponga come soluzione ai problemi della Città. Ogni candidato è l’espressione di macro-aree frazionate e spaccate che mirano al riequilibrio dei poteri interni e alla risoluzione di questioni interpersonali arcaiche…delle quali alla gente non frega nulla.

Lo ripeto, si è persa una grossa occasione per star dietro ai problemi interni di ciascuno, sulle posizioni personalistiche e sulla volontà di fare di queste elezioni soltanto un appuntamento per bilanciare i rapporti di forza nella città in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Speriamo che si aprano presto le finestre dei palazzi per espellere quest’aria fin troppo viziata e appesantita.

Claudio Landi

Il mio programma per il paese.

Presento ai miei lettori il programma che avrei illustrato agli elettori durante la campagna elettorale. Pubblico ora una versione integrale di una bozza che avrei discusso con chi avesse avuto intenzione di lavorare con me per l’elezione a consigliere comunale. In questa campagna elettorale a corto di programmi, è un non candidato il primo ad esporre pubblicamente un progetto per il paese. Attendo un riscontro per avviare un confronto con tutti voi. Buona lettura.

L’attuale clima politico non consente al cittadino di riporre una piena fiducia nella politica e nelle istituzioni. La realtà che ci circonda è sprofondata, a causa di scelte politiche improntate in una visione di breve periodo, in una decadenza senza precedenti. La città ha perso il suo volto, la politica ha smarrito la sua nobile funzione originaria. Le generazioni si susseguono senza mirare ad uno sviluppo personale ma solo apparente, minando alla base dell’ordine sociale. Queste sono le motivazioni che spiegano il mio impegno nell’attuale campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del sindaco. La missione è ardua e per cominciare a costruire il cambiamento non c’è più tempo da perdere. Molti vedono la politica come un punto di arrivo, un traguardo per soddisfare le proprie manie di personalismo e per gestire i propri interessi. Ma la politica è altro, è lo strumento che abbiamo a disposizione per agire all’interno della società attraverso le istituzioni. Non un traguardo ma una tappa. Si possono comprendere le pulsioni anti-politiche molto quotate nell’attuale situazione. Ma reputo troppo facile screditare e indignarsi piuttosto che mettersi in discussione e, tramite un’azione concreta, cercare di cambiare le cose per raggiungere un fine alto.

Se ci guardiamo intorno la situazione, a tutti i livelli, non è confortante. La crisi, non solo economica, ha contagiato ogni sistema costituito per riversarsi sulle spalle dei cittadini onesti. La nostra città non merita il degrado nel quale tuttora versa. A differenza di molte altre realtà noi siamo forti di molti strumenti per avviare un processo di riqualificazione. La natura è dalla nostra parte, basterebbe una semplice azione di valorizzazione di ciò che si ha per fare il primo passo.

E’ giunta l’ora di confrontarsi con i grandi temi e di stare al passo con le problematiche contingenti per non perdere un ulteriore treno. Integrazione, lavoro, ambiente, turismo, commercio. Ciascuno di questi temi merita un discorso approfondito e serio, impegno concreto e dedizione.

  • Per quanto riguarda l’integrazione il mio impegno sarà improntato nell’avvicinare alle istituzioni realtà difficili ed emarginate nell’attuale contesto sociale per evitare che ci si avvii verso un marcato disadattamento che apre le porte verso un disagio sociale quindi un nuovo conflitto. L’immigrato deve avere l’opportunità di confrontarsi apertamente con la cultura ospitante e trovare in essa un utile interlocutore per meglio muoversi nella società dove egli decide di trovare fortuna, lontano dal suo paese di origine. Dialogo interreligioso, scambio culturale, opportunità di apprendimento della lingua e della cultura locali per meglio impostare il dialogo con il cittadino ospitante.
  • Il lavoro è il pilastro attorno a cui ruota ogni sorta di ordine sociale, senza il lavoro è sempre difficile perseguire risultati in tema di sicurezza e benessere.  Anche qui Mondragone può offrire molto. Ci sono tante risorse che vengono sfruttate poco, male o addirittura ignorate. Il mio impegno sarà rivolto a favorire lo sviluppo di professioni legate alle risorse che la natura offre al territorio senza tentare di snaturare l’aspetto della nostra città per adattarsi a modelli circostanti. L’agricoltura, la viticultura, l’artigianato, la pesca e quant’altro sono settori che meritano l’attenzione della classe politica. Si deve lavorare in armonia con le scuole per far capire agli studenti che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro che non c’è per forza bisogno di addentrarsi in specializzazioni forzate per raggiungere una professione redditizia ma che questa risulta alla portata anche se ci si dedica allo studio e alla valorizzazione di settori legati alla natura del nostro territorio. Per incentivare la promozione delle attività lavorative legate all’agricoltura sarebbe importante favorire la nascita di un “museo contadino” che miri ad accostare il lavoro alla cultura contadina.
  • Tutto ciò non sarebbe possibile se l’amministrazione non dedicasse il suo operato a preservare l’ambiente da uno sfruttamento selvaggio e improduttivo. La nostra montagna deve essere protetta da ogni atto che ne pregiudichi la bellezza, i piani urbanistici devono essere improntati sul rispetto della natura e sulla riduzione al minimo di ogni sorta di impatto ambientale. Il nostro litorale dovrà essere preservato da ogni azione che miri al suo logoramento, con una organizzazione più seria in materia di pulizia.
  • Da qui l’impegno nei confronti dello sviluppo del settore turistico. Sotto questo aspetto sono davvero molteplici le opportunità che si offrono sia al mondragonese che al turista. Con una organizzazione capillare degli stabilimenti balneari e con l’attuazione di un piano spiaggia rispettoso dell’ambiente e delle esigenze di ciascuno di noi, si potranno perseguire importanti risultati in ogni campo, dall’occupazione all’ambiente per raggiungere il fine della riqualificazione totale del territorio. Ma oltre al settore balneare sono molti gli aspetti che possono investire un discorso legato al turismo. Non vanno trascurati, tra i tanti, i settori del turismo archeologico o di quello religioso, attrattive di cui la nostra città giova e che purtroppo vengono ignorate o non valorizzate come meriterebbero.
  • Di pari passo con i precedenti temi e strettamente legato alle sorti  dei già citati obiettivi risulta essere il commercio locale. I commercianti soffrono non solo una crisi minacciosa ma anche una concorrenza spietata favorita dal sorgere di innumerevoli centri commerciali nelle zone limitrofe. Il comune deve stare accanto ai piccoli esercizi commerciali per incentivare l’attività economica locale e non permettere che nell’arco di un anno molte saracinesche si aprano per poi chiudere di lì a poco.
  • PROGETTO DI VIABILITA’ MONDRACHROME :MondraChrome

Oltre questi temi ci sono una costellazione di ulteriori problematiche interrelate tra loro. L’unico presupposto per sbloccare la paralisi politica è mettere a disposizione e al servizio del cittadino le proprie conoscenze e le proprie idee innovative con grande umiltà e dedizione. Questo è il mio intento.

Il cittadino ha a disposizione l’arma più forte per avviare il cambiamento, il proprio voto. Vanificare questo potere sarebbe un’ulteriore preclusione di ogni speranza di progresso. Se l’anti-politica può rivelarsi una semplice via di fuga e un’attraente valvola di sfogo per le riluttanze del cittadino verso istituzioni poco credibili, questa non consente di accelerare in maniera concreta verso un cambiamento imminente. Sta alla politica rinnovarsi e riprendere la credibilità e il ruolo che gli appartiene. Se sarò eletto mi considererò un rappresentante del popolo, pronto a mettersi al servizio per qualsivoglia esigenza del proprio popolo nei limiti e nel rispetto della legge.

Non ho parlato di giovani e di criminalità. Questi due temi sono forse più rilevanti dei precedenti ma forse anche un po’ troppo inflazionati e abusati nell’attuale dibattito politico. Perseguendo un progresso sociale ed economico, si riuscirà a venire incontro alle esigenze dei giovani e a sconfiggere ogni forma di criminalità organizzata e non.

A noi il compito di ridare un volto genuino alla nostra città, di rinvigorire la classe politica con idee nuove e gente seria e incorruttibile per riconquistare credibilità e affidabilità. Ma tutto ciò senza il supporto degli elettori e il loro voto, sarebbe impossibile.

(n.b.: sia il progetto MondraChrome che il programma tutto sono da considerarsi delle bozze programmatiche. Il programma definitivo sarebbe dovuto nascere da un confronto partecipato con più persone)

Ritiro la mia candidatura. E’ una guerra tra bande, senza un programma.

Al termine di questi giorni di grande tensione emotiva, una cosa è certa: non troverete il mio nome all’interno delle liste elettorali. L’annuncio della mia candidatura a consigliere comunale era il frutto di una spinta nel voler dare un qualcosa di diverso alla comunità. L’annuncio del mio ritiro è la conseguenza della constatazione dell’impossibilità di poterlo fare.

La mia ostinazione nel pretendere il cambiamento “dall’interno” ha trovato dinanzi un muro di artifici politici e intrighi labirintici che impedirebbero a ogni persona di buona volontà di trovar spazio.

Avevo sposato una strategia politica di lungo periodo e di larghe intese. Questa linea è stata osteggiata con ogni mezzo da chi non riesce a guardare oltre la politica dell’orticello, al di là del proprio naso, fuori da ogni personalismo. Tante le decisioni “politiche” sbagliate. Avrei avuto il coraggio di comportarmi diversamente “se fossi stato al vostro posto…ma al vostro posto non ci so stare”, ed è questo il motivo di base che mi spinge alla rinuncia.

Nella coalizione di centro-destra (per la quale avevo dato disponibilità) non c’è traccia alcuna di un progetto (come nelle altre, fino a prova contraria). La formazione delle liste è ispirata da una brutale lotta fra bande e io non sono “all’altezza” di farne parte. La mia passione è la politica e il futuro consiglio comunale sarà il peggior luogo per poter soddisfare questa ambizione.

Mi scuso con tutte le persone che hanno sostenuto il mio nome in questo periodo. Spero possiate sostituirmi facilmente con qualche altro candidato che credete meritevole.

Continuerò, malgrado tutto, ad impegnarmi per il mio paese nel sociale come ho fatto da anni, senza pregiudizi nei confronti di nessuno.

Spero che qualche candidato riuscirà a convincermi per ottenere la mia preferenza,  farò valere l’opinione rispetto ai tatticismi auspicando che lo facciano in molti. E’ il presupposto per non consegnare la città a chi è a corto di progettualità e che bada solamente a prevalere nelle prove di forza.

Il mio non è un messaggio dell’anti-politica. Io credo nella politica e vivo per essa poiché vedo al suo interno l’unico strumento per operare il cambiamento. Ma in questa situazione reputo impossibile fare politica e difficilmente (spero di sorprendermi) chi già si prepara alla “vittoria di Pirro”, riuscirà a dimostrare il contrario.

Se c’è qualcuno che ha voglia di cambiare, si faccia avanti! Dedico a tutti gli elettori lo slogan che avrei usato per la mia campagna elettorale: “Mondragone merita di più!”.

 

Le risposte che non da il civismo.

Con la demolizione delle ideologie europee novecentesche ad opera del mondo occidentale, e la sostituzione ad esse del monopolio ideologico del mercato (con tutto ciò che ne consegue), gli effetti sulla politica sono devastanti.

La demarcazione tra le varie forze politiche si è assottigliata col tempo fino a scomparire. Se un tempo non avremmo mai potuto immaginare un esponente del PCI passare nelle fila del Movimento Sociale, ora non possiamo stupirci se dal Pd si passa al PdL o altro.

Il modello partitico-aziendale (che già Weber aveva previsto, assieme alla figura del boss), ha trasformato i partiti in imprese che determinano il proprio agire in base all’interesse economico, influenzati da diversi gruppi di pressione e di interesse.

In Italia, con il crollo della Prima Repubblica, è stato Berlusconi ad avviare questo cambiamento lanciando sigle che allontanavano sempre più l’elettorato dall’idea di “partito”. A seguirlo, pena l’estinzione, le più grandi realtà politiche di qualunque schieramento.

Oggi, con il crollo del sistema messo in piedi dal Cavaliere e la mancanza di fiducia dell’elettorato nei confronti dei partiti, l’unica valvola di sfogo plausibile è il civismo.

Non più ideologie a far da bussola all’attivismo politico dell’individuo ma un “buon senso” che spinge l’indignato a creare una lista civica per tentare in qualche modo di demolire dall’esterno la struttura-partito dalla quale proviene.

Il tutto però, sia chiaro, viene svolto senza che venga messo in discussione l’attuale modello di società. I movimenti civici non propongono una visione alternativa della società, non si sforzano nel concepire l’homo novus, non rivoluzionano i nostri modi di fare, di sentire e di agire.

Tutto ciò spiega perché, in questi periodi di crisi, i partiti a vocazione estrema stentano a decollare nei sondaggi.

Ben venga l’attivismo politico ma i pericoli del civismo sono evidenti e molto seri.

Innanzitutto non è possibile distinguere in una civica l’orientamento culturale (a meno che non sia palesemente collegata ad un riferimento politico). Questo è un problema perché, a lungo andare, non consente di proporre nulla che non sia “ordinario”, sempre alla luce del “buon senso” di cui sopra.

Altro rischio è l’intrusione, all’interno degli agglomerati civici, di una serie di individui grigi che, approfittando del malcontento, appoggiano un progetto civico all’insegna del qualunquismo e del perbenismo borghese.

Il rischio più grave è però l’individualismo politico di base. Un eletto di una civica non risponde a nessuno. Il suo operato non è guidato da nessuna sovra-struttura ideale (o ideologica) e ciò consentirebbe a “chiunque” di fare qualunque cosa egli ritenga necessaria e non, di transitare in qualunque luogo in qualsiasi momento. Distruggere maggioranze, costruire opposizioni, ricattare, pretendere e frantumare.

Il mondo occidentale è ben contento di questo sfogo. Non sarei troppo severo nel definirlo sterile. Così facendo, infatti, si può tentare di cambiare soltanto le variabili dipendenti del sistema e non quelle indipendenti. In questo modo si possono sì mettere in difficoltà i partiti, le istituzioni politiche e l’amministrazione pubblica ma non i reali comandanti della politica (finanza, mercato, strutture sovra-nazionali) che decidono per noi senza farcene accorgere.

Il vero nemico del popolo non è la politica ma il sistema senza volto delle grande istituzioni sovra-statali. Lo sfogo civico non mette in discussione tutto ciò, anzi danneggia le ali estreme che potrebbero avanzare proposte rivoluzionarie concrete e non moderati riformismi.

E’ facile che un elettore inizi a mal sopportare persone che alzano tasse, riducono spese e che spesso si rivelano inadempienti. Non sto dicendo che è sbagliato criticarli, ma comprendere il perché è cosa ben diversa.

Lo stato è annichilito dalle organizzazioni internazionali. L’economia locale è dipendente da quella internazionale. Il politico locale dipende da quello nazionale che a sua volta dipende da quello europeo che a sua volta dipende da chissà chi.

La cosa incredibile, ma maledettamente vera, è che l’afflusso di elettori è inversamente proporzionale all’importanza dell’elezione. Addirittura per i veri decisori internazionali neppure esiste un’elezione.

A livello municipale c’è una grande partecipazione degli elettori. A livello nazionale scende leggermente. A livello europeo cala paurosamente mentre a livello internazionale (dove contano davvero le decisioni) non sono previste forme di rappresentazione diretta e tutto è lasciato a equilibri di potenza globali.

Per tornare al discorso di apertura (e per concludere), c’è un’evidente mancanza a livello politico di visioni alternative e rivoluzionarie all’attuale sistema globale. Il civismo dilagante e di successo, non può dare risposte in tal senso ma può soltanto lasciar sfogare un elettorato represso e insoddisfatto che però non si sforza di proporre quei modelli alternativi dei quali si avverte il bisogno.

In pratica: si cambia tutto senza cambiare nulla.

 

Verso l’Unione Eurasiatica (Claudio Mutti, Eurasia)

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da Eurasia, Rivista di Studi Geopolitici.

Editoriale del numero XXV (1-2012)

Nell’assumere la direzione di “Eurasia”, che le Edizioni all’insegna del Veltro pubblicano dal 2004, rivolgo un ringraziamento ai redattori, ai collaboratori ed a tutti coloro – in particolare il CPE – che finora hanno in vario modo sostenuto la rivista; esprimo la gratitudine mia e della redazione a Tiberio Graziani per averla portata ad un livello qualitativo che viene unanimemente riconosciuto come eccellente; ringrazio infine Alessandra Colla per aver generosamente accettato la carica di responsabile legale in questa nuova fase della vita di “Eurasia”.

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Comunicato stampa del Comitato Anticamorra di Pignataro Maggiore.

Mi è stato richiesta di pubblicare questo comunicato stampa sul blog. Non ho alcun problema a farlo in maniera integrale e senza omissione alcuna. A breve un mio commento sul fatto. A prima lettura, spero soltanto che non si tratti di un “occhio per occhio, dente per dente” o di un altro tipo di risposta per dire “ci siete ricascati” o cose simili. Non credo che il fatto riguardi la persona di Giorgio Magliocca né il suo passato giudiziario né il suo attivismo politico. Non conosco l’accaduto e non oso azzardare giudizi in merito. Si potrebbe “savianamente” incorrere in errori dovuti alla stringenza dei tempi o all’inesattezza di fonti.

c.l.

 

 

Comitato anticamorra – Pignataro Maggiore (CE)

Comunicato stampa – 22 febbraio 2012

PIGNATARO MAGGIORE (CE): SEQUESTRATA LA PISTOLA
AL BRACCIO DESTRO DI GIORGIO MAGLIOCCA

Agenti della Questura di Caserta hanno sequestrato una pistola all’imprenditore Giulio Parisi, presidente del circolo Pdl di Pastorano e, nella sostanza, il vero braccio destro dell’ex sindaco di Pignataro Maggiore, Giorgio Magliocca. Tra l’altro, la figlia di Giulio Parisi, Giulia Parisi, è fidanzata con Alfonso Magliocca, anch’egli dirigente del Pdl e fratello di Giorgio Magliocca.
La notizia è stata diffusa dagli stessi ambienti dei seguaci di Giorgio Magliocca, con un articolo pubblicato dalla testata giornalistica online http://www.comunedipignataro.it, nel quale si parla – tra l’altro – di “pistola regolarmente detenuta”.
Furibonda la reazione dei magliocchiani che sulla pagina Facebook recante il titolo “Forza Giorgio, siamo con te” hanno lanciato durissimi attacchi (uno proprio a firma di Giulio Parisi) agli agenti della Questura di Caserta. Dal canto suo, Giorgio Magliocca – appena assolto in primo grado dalle imputazioni di concorso esterno in associazione mafiosa e omissione di atti d’ufficio con l’aggravante camorristica – ha annunciato che sarà presentata un’interrogazione parlamentare in difesa di Giulio Parisi e del suo arsenale.
Personaggio molto noto e discusso, Giulio Parisi – prima di sbarcare alla corte di Giorgio Magliocca – è stato socio d’affari in un’impresa edile con il defunto boss mafioso Lello Lubrano, ucciso in un agguato il 14 novembre 2002. In epoca più recente, invece, Giulio Parisi ha maturato una forte amicizia e una assidua frequentazione con l’imprenditore del calcestruzzo, di Pastorano, Nicola Palladino, quest’ultimo arrestato per legami di cemento armato con il boss del “clan dei casalesi” Michele Zagaria.
In queste ore Giulio Parisi – che, a ragione, potrebbe fregiarsi della definizione di “profeta disarmato” del magliocchismo -, oltre che ad attaccare gli agenti della Questura di Caserta, è impegnato nell’organizzare i festeggiamenti per l’assoluzione di Giorgio Magliocca, previsti per sabato alle ore 13, con un incontro conviviale. Talmente forte delle protezioni giornalistiche di cui gode, Giorgio Magliocca, da non temere polemiche – che per altri sarebbero inevitabili – affidando l’organizzazione dei festeggiamenti per un’assoluzione in primo grado per fatti di camorra ad un soggetto che è stato socio d’affari di un boss mafioso.

Con preghiera di pubblicazione
Comitato anticamorra
Pignataro Maggiore (CE)

“Gaffe Costituzionale” della Picierno

Nel corso del dibattito parlamentare sul caso Magliocca, l’On. Pina Picierno (PD), interpellata dai deputati del Pdl intervenuti in precedenza, si è espressa in tal modo: “Ecco perché, onorevole Saltamartini e onorevole Landolfi, non credo di dover chiedere scusa perché ho posto delle domande come credo sia giusto e utile fare. Dopo di che sono contenta che il cittadino Giorgio Magliocca abbia dimostrato la sua innocenza. Nessuno di noi ha nulla di personale contro il cittadino Giorgio Magliocca”.

Oltre al fatto delle mancate scuse per le precedenti prese di posizione della Picierno che strumentalizzò, esultando, la notizia dell’arresto di Magliocca a fini propagandistico-elettorali, c’è da menzionare un errore grossolano nella quale il deputato casertano è incorso: la sua contentezza per la dimostrazione di innocenza di Magliocca è spiegabile solo alla luce di una sovrana ignoranza della Picierno.

E’ inammissibile, infatti, che in un’aula parlamentare si possa incorrere in tali errori che denotano una mancata (o errata interpretazione) delle norme costituzionali. L’art.27 comma 2 recita che l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”, ciò significa che, alla luce del sacrosanto principio della presunzione di innocenza, un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva ovvero sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Cassazione. Non è quindi l’imputato a dover dimostrare la sua innocenza, ma è compito degli accusatori dimostrarne la colpa.

Parlare di “dimostrazione di innocenza” dimostra una carenza basilare e una pericolosa visione del diritto in generale. La Picierno non si trovava in un talk-show, bensì in Parlamento. Picierno non è una comune cittadina che esprime la sua umile opinione in una piazza di paese, ma un parlamentare della Repubblica.

Non è possibile tralasciare questi dettagli, un messaggio del genere può essere pericoloso perché può influire sulla opinione pubblica, distorcendo il corso naturale di un processo e la visione della giustizia nel suo complesso. E’ grazie a persone come la Picierno che il clima politico, su temi spinosi come quelli relativi alla giustizia, si surriscalda a tal punto da produrre una sterile contrapposizione colma di pregiudizi, abbassandosi di livello.

Invito la Picierno a rivedere le sue dichiarazioni oltre a un manuale di Diritto Costituzionale, per dimostrare di essere adatta la ruolo che ricopre.

Degrado carceri campane: detenuti trattati peggio dei porci.

ImmagineL’Italia può essere ormai considerata, dati alla mano,  “maglia nera” nella gestione del sistema carcerario. Dal 1959 al 2010, l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo ben 2.121 volte. Tra queste, ben 15 condanne per trattamenti disumani e degradanti e una addirittura per tortura. All’interno dei paesi dell’Unione Europea il nostro Paese detiene il primato per le condanne relative alla condizione dei detenuti, mentre è seconda rispetto a tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa, precedendo perfino la Russia. Persino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo sulla questione, ha dichiarato che le condizioni dei detenuti sono distanti dal dettato costituzionale e che auspica, per i detenuti, una situazione quantomeno rientrante nei limiti dell’accettabilità. Lo scorso 7 Febbraio l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani per trattamento ”inumano e degradante” relativo al caso di Nicola Cara-Damiani, un paralitico detenuto nel carcere di Parma, impossibilitato a ricevere cure adeguate al suo caso ne’, data la sua condizione, deambulare tramite una sedia a rotelle a causa della presenza di barriere architettoniche. Andando indietro con gli anni, riscontriamo la denominazione di “Settembre Nero” per l’anno 2010, in cui vennero registrati 7 decessi in 10 giorni: 3 suicidi, 3 casi da accertare e 1 morte dovuta a circostanze naturali. Tra i vari casi risalenti al “Settembre Nero”, quello del sessantenne Giuseppe Coppola, detenuto nel carcere di Poggioreale. Il 5 Settembre il detenuto accusa forti dolori al petto. Gli viene somministrato un antidolorifico in Infermeria per poi essere rimandato in cella. Nell’arco di due ore, Coppola viene colpito da un nuovo malore e sviene. L’uomo muore durante il tragitto d’emergenza verso l’ospedale.

Focalizzandoci sulla questione delle carceri campane, constatiamo che la situazione risulta essere altrettanto critica. Sempre tra settembre e ottobre 2010, riscontriamo ben 3 casi di suicidio nel carcere partenopeo di Poggioreale: il 9 Settembre 2010, Francesco Consoli, un transessuale pugliese di 34 anni si è tolto la vita inalando del gas. Poche settimane prima un altro detenuto è morto dopo essersi somministrato un mix di farmaci, illecitamente introdotti all’interno della prigione; mentre il 4 ottobre, Antonio Granata, 35enne di origini campane arrestato il 29 settembre, è stato trovato impiccato nella sua cella.

Eugenio Sarno, segretario generale Uil Pa Penitenziari, senza usare mezzi termini la definisce “Una mattanza” dubitando della capacità che il DAP e il Ministero della giustizia possano riuscire ad arginare l’ondata di decessi e suicidi. Continua Sarno: “Tra auto soppressioni, aggressioni, violenze, sovrappopolamento e violazione del diritto le nostre galere hanno perso ogni residuo di civiltà, umanità e legalità. Nonostante gli sforzi del personale, abbandonato a se stesso, nulla si può se non intervengono quelle soluzioni strutturali più volte richieste”.

Della situazione campana se ne stanno occupando molti uomini politici e movimenti sensibili al tema, come i Radicali Italiani tramite l’associazione “Per la Grande Napoli”.  Durante un sit-in, organizzato il 16 luglio 2011 di fronte al carcere di Poggioreale dalla suddetta associazione, il segretario Luigi Mazzotta dichiara che “Il sovraffollamento delle carceri, soprattutto quelle campane si combina con strutture vecchie e inadeguate che rendono incompatibile la condizione di detenuti con il rispetto dei diritti”, sottolineando l’urgenza di un’amnistia che possa quantomeno arginare il problema nel breve periodo ed evitare che la situazione possa ulteriormente peggiorare.

Stando alle dichiarazioni più recenti, durante un sopralluogo svolto il 10 febbraio scorso a Poggioreale, al quale ha partecipato anche il senatore del Popolo della Libertà Luigi Compagna, Mazzotta ha dichiarato che: “I carcerati sono costretti a vivere in condizioni disumane – spiega – occupando celle di appena dieci metri quadrati dove sono rinchiuse anche quindici o venti persone tutte insieme. Il diritto alla salute e alla rieducazione qui è negato per definizione”. “Abbiamo avuto – riprende Mazzotta – un colloquio con il direttore dell’istituto, Cosimo Giordano, che si è espresso favorevolmente rispetto al provvedimento di amnistia che Marco Pannella e noi Radicali continuiamo a chiedere con forza, come unica soluzione possibile per riportare le carceri al rispetto dei diritti umani e della Costituzione italiana”.

A fronte della sua esperienza nel carcere di Poggioreale, il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, nel corso di un’intervista, alla domanda: “Cosa le resta dentro, come uomo, dopo l’esperienza in cella?”, ha risposto: “Il carcere cambia la vita. Mi porterò sempre dentro la sofferenza inumana a cui è sottoposta la popolazione carceraria, detenuti e operatori penitenziari. Manca la dignità e ogni giorno in più in celle sovraffollate e fatiscenti, è un giorno in più di tortura. Quanto alla carcerazione preventiva, essa è vera istigazione al suicidio per gli innocenti che si trovano a scontarla. Pensi che per norme comunitarie, i maiali d’allevamento hanno diritto ad almeno 3 metri quadrati di spazio. Nelle nostre celle, talvolta non si garantiscono neanche 2 metri di spazio ai detenuti. In pratica hanno più diritti i maiali. A proposito di suicidi, essi sono riscontrabili in un numero abnorme solo in Italia, laddove magari all’estero si verificano altre situazioni come ad esempio i maltrattamenti. Le carceri italiane non rispettano il dettato costituzionale ma ci si limita a torturare e a punire, piuttosto che tendere alla rieducazione di chi, da colpevole, si trova a scontare una pena”.

Dello stesso parere Diego Lombardo, 52 anni, malato di tumore e già detenuto nel carcere di S. Maria Capua Vetere. Abbiamo avuto modo di intervistare Lombardo all’indomani della scarcerazione per differimento pena, avvenuta il 1 Febbraio scorso dopo una lunga serie di battaglie e campagne di sensibilizzazione, nonché di un’interrogazione parlamentare a cura dell’On. Zamparutti dei Radicali Italiani. Lombardo infatti, descrivendoci la sua situazione da detenuto dichiara: “Vivevo in una stanza di 20mq abitata da ben sette persone, di cui una malata di tumore. Fortunatamente ho avuto modo di avvalermi della collaborazione e la comprensione degli altri detenuti che mi hanno esentato dagli oneri di pulizia della cella. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, un detenuto deve poter usufruire di ben 7 mq. In quella cella ne avevamo meno di 3 a testa. Anche i porci meritano di vivere in uno spazio di 6 mq. Noi eravamo persino inferiori ai porci, vivendo nella metà dello spazio che, invece, spetta loro. Per non parlare del vitto. Non esiste una dieta specifica per gli ammalati, né diabetici né malati di tumore.”

Sia l’On. Alfonso Papa che Diego Lombardo si riferiscono alla decisione della Corte Europea che stabilisce uno spazio minimo di 7 mq minimo da riconoscere ad ogni detenuto, spazio vitale, sotto il quale la pena declina in tortura (art. 3 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo: «nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»).

Non mancano anche problemi relativi alle condizioni igienico-sanitarie. E’ il caso dei servizi igienici per i detenuti della Casa Circondariale di Salerno. In una nota il segretario nazionale del Li.Si.A.P.P. (Libero Sindacato Appartenenti Polizia Penitenziaria), Daniele Giacomaniello, “La realtà quotidiana degli Istituti Penitenziari Campani è allarmante, oltre ad esserci la carenza di personale di Polizia, c’è anche l’aggravante delle strutture detentive che non sono in linea con le normative vigenti. Abbiamo Istituti in Regione - continua Giacomaniello – come la C.C. di Salerno per citarne una, che ad oggi non è ancora in grado di assicurare ai ristretti l’utilizzo dei servizi igienici come disciplinato dall’Art 7 del D.P.R. 30 Giugno 2000 N.230 (regolamento di esecuzione della L. 354/75).”

Per concludere, a fronte delle citate esperienze relative alla condizione del detenuto nelle strutture carcerarie campane e ai dati allarmanti relativi a tutto il territorio nazionale, c’è da auspicare un marcato intervento del legislatore per far fronte ad un problema che è divenuto, ormai, un’emergenza. Abbiamo già avuto modo di parlare, in precedenza, del notevole impegno e interesse dei Radicali Italiani e delle associazioni che fanno a loro riferimento sul territorio partenopeo, nonché dell’attenzione riposta al caso dal Senatore Pdl Luigi Compagna. Anche il gruppo consigliare campano del Pd ha avuto modo di interessarsi alla questione. Il Consigliere Regionale Donato Pica ha presentato, nell’agosto scorso, una proposta di legge in Consiglio Regionale. Questa proposta consta di 16 articoli, miranti all’introduzione di misure atte alla realizzazione di politiche tese al reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti per ridurre il rischio di recidiva.

Insomma, possiamo registrare un clima di collaborazione e di attivismo delle forze politiche di ogni schieramento per arginare e risolvere la questione delle carceri, ormai divenuta prioritaria all’interno dell’agenda politica nazionale e campana.

Claudio Landi

Fonti:

www.epressonline.net

www.radicali.it

www.perlagrandenapoli.org

www.caasertanews.it

www.salernoinprima.it

http://www.echr.coe.int

www.claudiolandi.wordpress.com

Intervista a Diego Lombardo

 1.      Diego Lombardo, 52 anni, una condanna definitiva a carico, da un lato, e una brutta malattia con cui convivere, dall’altro. Vogliamo provare a ricostruire gli antefatti? Dalla condanna definitiva alla scoperta del male.

La scoperta del male fu ad Ariano Irpino, dove scontavo una condanna per truffa familiare ai danni di mia sorella (moglie del pentito Piccirillo). Nel Luglio del 2011, svolgo le prove allergiche per la tubercolosi, risultando positivo. A Settembre, invece, vengo sottoposto alla prima radiografia per la tubercolosi, grazie a questa analisi scopro l’esistenza del tumore. Pochi giorni dopo la discussione dei miei arresti domiciliari in tribunale, mi sottoposi ad una TAC il 17 Ottobre per poi essere liberato il giorno seguente. Il Giorno 25 Ottobre arriva una comunicazione da Ariano Irpino, che confermava la presenza di un tumore maligno. Con questo esito degli esami, telefono il 118 e mi faccio trasportare all’ospedale di Castel Volturno dove i medici mi sottopongono ad una nuova TAC, dove viene confermato un carcinoma al polmone destro di circa 3cm. Il 3 novembre vengo dimesso con l’invito a svolgere una PET per confermare ulteriormente la diagnosi. Il Magistrato di sorveglianza Rossella Bertolani, mi autorizza a recarmi alla Clinica Neuromed di Pozzilli, senza scorta. Il risultato viene confermato, con l’aggiunta della probabile presenza di secondarismi al polmone sinistro. Il Magistrato, essendo sopraggiunti il 3 anni e 8 mesi alla precedente condanna, riscontra un cumulo di pena di 4 anni 8 mesi e 24 giorni.

2.      E da qui l’arresto.

Sì, il 25 Novembre vengo arrestato, ho subito un malore in carcere, il medico mi visita e mi chiede: “Lei è lucido?” e io rispondo di avere un tumore ai polmoni e non al cervello. Il medico stilò una relazione, confessandomi che a suo avviso sarei dovuto uscire subito. Non seppi più nulla. Il 1o dicembre 2011, la direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere comunicava in una nota che la sua situazione era compatibile con il regime carcerario, tesi confermata dal Magistrato di sorveglianza. Nel frattempo mi veniva proposto, senza alcun interesse e premura da parte del tribunale, il ricovero presso il Pascale. Il 23 Dicembre fui condotto al Pascale. Qui venni respinto per mancanza di posti e perché avrei dovuto ripetere le analisi, mi consigliarono di ripresentarmi il 15 Gennaio. Ma intanto il tempo passava e il male si aggravava. Il 3 Gennaio feci una TAC all’Ospedale di Aversa, la mattina dopo venni contattato per una visita medica urgente, quindi scortato al Monaldi dove mi imposero un ricovero di estrema urgenza. Fui ricoverato al Monaldi il 4 di Gennaio e il 5 vengo trasferito al reparto detentivo del Cardarelli. In 15 giorni di ricovero, soltanto una radiografia e un’ulteriore TAC. Nessuna cura. Grazie a questi esami i medici scoprono che il tumore, prima operabile, ora non lo è più date le dimensioni e la diffusione. Da 3cm a 6c, con presenza di secondarismi al polmone sinistro. Il giorno 26 Gennaio, in cui era prevista la prima chemioterapia, mi recai al Cardarelli. Il dottore chiese le analisi ai secondini. Le guardie restarono nell’imbarazzo. Il posto per me non c’era poiché non fu comunicata l’analisi che doveva precedere l’inizio del primo ciclo di chemio. Ma dovetti attendere fino al 31 di Gennaio per essere sottoposto alla prima chemio, soltanto dopo l’appello dei Radicali, dopo le battaglie di mia figlia e dopo l’attenzione che ha riposto la stampa sul caso, grazie all’aiuto dell’amica giornalista Angela Rossi. Quindi, fui liberato il 1° di Febbraio. Ma non posso dirmi realmente libero, poiché il Magistrato ha ordinato una scarcerazione con differimento della pena. Ciò significa che ora, pur essendo formalmente libero, non sto scontando la pena prevista che è stata, invece, “congelata” per poi essere ripresa dopo la mia avvenuta guarigione.

 3.      Il 1o dicembre 2011, la direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere comunicava in una nota che la sua situazione era compatibile con il regime carcerario. Ponendo l’attenzione sulla questione della “compatibilità”, cerchiamo di mettere in luce il suo punto di vista, stretto da una cella e una prigione interiore.  Da una condanna prevista dalla legge e una imposta dalla natura.

Perché il Magistrato di sorveglianza ha citato, per dare supporto alla tesi della compatibilità, una sentenza della Cassazione (Capriati, 2002), al posto di altre sentenze, più recenti, che invece prevedono l’erogazione di cure per i detenuti malati di cancro? Perché il giorno 1° Febbraio mi libera ai sensi dell’art.147? Cosa è cambiato da ora a due mesi fa? Il tumore è diventato inoperabile? E’ cresciuto? Si sapeva! Io dimostrerò che il malato di tumore, ristretto nelle carceri, è passibile di un aumento, in breve tempo, della massa tumorale del 200% rispetto agli altri malati, a causa dello stress prodotto dalla detenzione.

 4.      Il suo caso ha destato l’interesse della stampa locale per poi giungere rapidamente a quella nazionale e, quindi, dell’opinione pubblica. Si aspettava una tale eco, in tempi così brevi?

Onestamente, no. Questo lo devo soprattutto a mia figlia che, con una forza d’animo immensa, ha mosso mari e monti. A lei devo tutto (pausa)…se non ci fosse stata lei non si sarebbe sbloccata la situazione. Lei ha lottato con tutte le sue forze. Lei mi conosce e sa che uomo sono. Conosce i fatti per i quali fui condannato e del fatto che ero solo un prestanome di quella cooperativa, gestita da suo nonno. Sinceramente non pensavo che il mio caso potesse destare così tanto scalpore. Inoltre, come ho già detto, ringrazio l’amica e compagna di scuola Angela Rossi che, da giornalista, è riuscita a dare risalto al caso sulle pagine dei quotidiani locali.

5.      Anche la politica nazionale ha avuto premura di interessarsi alla questione. I parlamentari Radicali, tramite l’On. Zamparutti, hanno infatti presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia e a quello della Salute. Quale fiducia ripone nella politica per la risoluzione di problemi affini al suo, oppure di entità maggiore, come il complesso tema del sovraffollamento delle carceri e della situazione dei detenuti?

Io vorrei invitarvi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Una stanza di 20mq abitata da ben sette persone, di cui una malata di tumore. Fortunatamente ho avuto modo di avvalermi della collaborazione e la comprensione degli altri detenuti che mi hanno esentato dagli oneri di pulizia della cella. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, un detenuto deve poter usufruire di ben 7 mq. In quella cella ne avevamo meno di 3 a testa. Anche i porci meritano di vivere in uno spazio di 6 mq. Noi eravamo persino inferiori ai porci, vivendo nella metà dello spazio che, invece, spetta loro. Per non parlare del vitto. Non esiste una dieta specifica per gli ammalati, né diabetici né malati di tumore.

            6.      Quale potrebbe essere una soluzione?

Non bisogna cadere nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio, lo dico a politici, magistrati e giudici. Vedendo l’art. 7 mi hanno considerato un mafioso, senza conoscere la persona. Io non ho mai frequentato e supportato l’operato dei clan locali. E’ opportuno fare chiarezza e non confondere la pena di un singolo in un maxi processo con il quale egli non ha nulla a che fare. Inoltre, credo che allo stato attuale dei fatti sia opportuna un’amnistia. Non per liberare dei condannati, ma perché ci sono migliaia di processi arretrati che rischiano di cadere in prescrizione. Cosa che potrebbe avere un effetto ben più grave di un’amnistia.

7.      Ora che è, finalmente, a casa con la possibilità di condividere il calore familiare con i suoi parenti, qual era il suo rapporto con la malattia, in cella e com’è ora?

Certamente qui è tutto diverso, anche se i compagni di cella non mi facevano pesare la carcerazione. Io ho un bambino di 12 anni e una nipote di 5 anni. Non dico di essere innocente, voglio pagare le mie colpe. Ma credo che in tutto ciò sia riscontrabile una sorta di dolo da parte della Magistratura. Questa condanna sarebbe andata in prescrizione l’anno prossimo, il cumulo di pena è giunto proprio mentre stavo finendo di scontare l’altra pena. Perché? Perché mi hanno condannato con l’articolo 7 (legge 203/1991), che prevede un aggravamento di pena a carico di chi nella commissione di reati si avvale del metodo mafioso? Ed è solo a fronte dell’aggravante che la mia condanna non era già caduta in prescrizione. Non sono riuscito a smontare in nessun modo questa connessione tra me, la mia attività e la malavita. Sono stato inserito all’interno di un contesto più grande di me. Dai rapporti dei Carabinieri di Mondragone si può evincere che non ho mai avuto rapporti con la camorra locale.

8.      Dal suo profilo Facebook si nota, non solo, la vicinanza di molte persone amiche, ma anche una sua voglia di comunicare attraverso la condivisione di diverse canzoni. La musica può aiutare in questi casi?

Io amo la musica. Nella musica si ha tutto: ricordi, speranze, amore, vita. Tutto. Quel giorno che odierò la musica sarò morto, ma dovrò prima morire e poi potrò odiare la musica.

         9.       Allo stato attuale delle cose, in cosa, o in chi, ripone ogni sua speranza per il futuro?

Io ripongo la fiducia soltanto nella mia famiglia. E’ la sola che può rendermi forte e sicuro nella mia attuale condizione.

Claudio Landi

Mondragone 9.02.12

Il caso Lombardo: un detenuto, una cella, un tumore.

Immagine“Nessuno tocchi Caino!”, la prima cosa che mi è venuta in mente una volta informatomi del caso riguardante la carcerazione e la malattia di Diego Massimo Lombardo. Questo è il titolo, infatti, di una canzone di Enrico Ruggeri ed Andrea Mirò, contro la pena di morte. Esiste anche un’associazione omonima, che da anni lotta contro la pena capitale e le diverse tipologie di tortura e maltrattamenti nei confronti dei condannati.

Ma cosa c’entra Massimo Lombardo, mondragonese di 52 anni, condannato definitivamente per truffa, detenuto dallo scorso Novembre al carcere di Santa Maria Capua Vetere, con la pena di morte?

E’ facile dedurne il collegamento, se si è forti di un senso di pietas e di compassione. Massimo Lombardo è affetto da carcinoma polmonare, come è stato certificato da due strutture sanitarie (Neuromed di Pozzilli e la clinica Pinetagrande di Pinetamare) e dall’oncologo Achille Cennami. Lombardo, fino allo scorso novembre, era agli arresti domiciliari. Questi gli sono stati, però, revocati per cumulo di pena eccedente i tre anni. Il 26 Gennaio, trasportato al Pascale di Napoli dove lo attendeva il primo ciclo di chemioterapia, il condannato è stato rimandato indietro per mancanza di posti. La possibilità di curarsi, quindi, gli è stata negata.

La situazione tende a degenerare di giorno in giorno e la stessa vita di Lombardo, stando ai pareri degli specialisti, è in serio pericolo. Proprio questa situazione di precarietà e di sofferenza ha portato la famiglia a mobilitarsi attraverso i Social Network, cercando di sensibilizzare le coscienze per far sì che Massimo Lombardi possa tornare a casa a curarsi, pur scontando la pena che gli spetta.

Molto interessati alla questione i parlamentari del Partito Radicale che hanno presentato una interrogazione parlamentare, a firma del deputato Elisabetta Zamparutti e indirizzata al Ministro della Giustizia e a quello della Salute. Anche su Radio Radicale, da settimane, si sta approfondendo la questione, che sta assumendo un’eco di portata sempre più nazionale, dando risalto al problema delle carceri e del loro sovraffollamento, da tempo nell’agenda politica dei Radicali.

A tal punto una domanda è lecita: poteva essere evitato tutto ciò? Certo. Nonostante i diversi pareri degli specialisti che più volte, a fronte dell’estrema aggressività del tumore, hanno richiesto un ricovero immediato presso una struttura oncologica specializzata, questa possibilità di ricovero è stata sempre negata. In data 28 Novembre, infatti, è stato richiesto un ricovero presto l’istituto tumori Pascale di Napoli per la conferma della diagnosi, ma il 1 Dicembre è stata dichiarata la compatibilità della situazione del Lombardo con il regime carcerario. Il 13 Dicembre altra istanza dell’avvocato, che evidenziava la gravità della situazione e la precarietà delle condizioni vitali del detenuto, per poi giungere al 26 Gennaio, data in cui Lombardo è stato rimandato indietro per mancanza di posti. “Questo equivale ad una condanna a morte per mio padre” – racconta la figlia Asia, in prima linea per concedere al padre la possibilità di ricevere delle cure – “Non stiamo chiedendo l’annullamento della pena, ma di potersi curare e tornare a casa con la famiglia.”

A dare ragione a Lombardo e alle sue esigenze sanitarie anche la Cassazione che, in un caso analogo, nel 2010, ha indicato la strada del rispetto dei diritti umani, e del divieto di mettere in atto trattamenti inumani e degradanti a fronte del rispetto degli articoli 32 e 27 della Costituzione italiana.

Con questo articolo “Non intendo cantare la gloria né invocare la grazia e il perdono”, utilizzando dei versi di un altro cantautore italiano, sensibilissimo al tema della pena di morte e della giustizia, Fabrizio de Andrè, che aggiungerebbe: “Giudici eletti, uomini di legge […] quanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte?”

di Claudio Landi

Un’opinione Radicale sul caso Cosentino (On. Maurizio Turco)

CASO COSENTINO – DICHIARAZIONE DI MAURIZO TURCO, DEPUTATO RADICALE, MEMBRO DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI

“Oggi purtroppo ancora una volta nulla si precisa e si contesta che alla mia lettura appaia penalmente rilevante come tale all’on. Cosentino, allo stato dei fatti e degli atti ritengo che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega a me pare infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis, se si fa sforzo di serietà e omaggio alla legge.

Colgo l’occasione per rivolgere a Roberto Saviano un auspicio al grande contributo di lettura e conoscenza che ci può sicuramente venire dalla sua attenzione anche a questo momento della vita parlamentare e della giustizia, temi sui quali noi radicali gli facciamo grande fiducia.”
*  *  *  *  *  *  *  *

Dichiarazione di voto di Maurizio Turco, membro della Giunta per le autorizzazioni,
sulla richiesta di arresto dell’On. Nicola Cosentino

Il contesto ed il testo nel quale maturano le accuse rivolte al collega Cosentino fanno riferimento all’esistenza, storicamente accertata e giudiziariamente cristallizzata, del gruppo camorristico denominato ‘clan dei Casalesi’.

La natura, la struttura, i protagonisti e le dinamiche del ‘clan dei Casalesi’ sono state approfonditamente delineate nelle sentenze conclusive e definitive dei processi denominati Spartacus 1 e Spartacus 2, oltreché nel saggio “Gomorra”.

Sia le citate sentenze, sia il noto saggio, prendono in esame ed approfondiscono un lungo arco temporale di vita dell’associazione criminale di Casal di Principe, p aese nel quale è nato ed ha lungamente vissuto l’on. Cosentino. Ciò nonostante e sino al 2005, cioè sino a quando l’on. Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’on. Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi.

Oggi l’on. Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, a alcun rilievo penale e delle quali l’on. Cosentino ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione e che, se vorrà, mi incaricherò di rendere pubbliche.

Gli inquirenti prima ed il GIP poi, vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’on. Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del Clan dei Casalesi; affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e slegata da qualsiasi accertamento concreto di un qualsivoglia fatto specifico.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che svolgono chiamate di correo nei confronti del collega, senza peraltro attribuirgli mai fatti concreti specifici, oltre a non essere supportate da alcun riscontro obiettivo ed individualizzante- per quanto emerge dalla stessa lettura dell’ordinanza di custodia cautelare – appaiono essere in diversi punti platealmente smentite da dati storicamente accertati di segno assolutamente diverso.

Ritengo pertanto che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis.

Maurizio Turco

 

ps: Ho voluto condividere l’opinione di un illustre uomo politico italiano da tempo impegnato nell’ambito della giunta per le autorizzazioni a procedere. Un punto di vista obiettivo non di un solo uomo, ma di un movimento (storicamente schierato a sinistra) che vede in tutto ciò soltanto un moto persecutorio. I Radicali, pur essendo stati eletti nelle liste del Pd, procedono coerentemente su una linea garantista che ha caratterizzato il movimento in tutte le loro battaglie e non si prestano, come altre branche della sinistra italiana, a insensati festeggiamenti pur di veder soccombere l’altra parte politica, fregandosene del proprio ideale. Un uomo che si occupa degli affari della Polis, non può mai esultare quando la politica viene sconfitta da altre forze non rappresentative. Per quanto riguarda la mia opinione in merito, che forse già traspare da quanto sopra ho accennato, credo che questa sia l’occasione giusta (e le spese le pagherà l’On.Cosentino a mo’ di martirio) per poi dimostrare la fondatezza o l’infondatezza delle azioni avanzate da parte della Magistratura italiana.  Per concludere, attingendo ad altre fonti di Sinistra, vorrei citare Fabrizio De Andrè, vicino ai movimenti Libertari che possono essere collocati, volendo, in un universo Radicale, ma in stile più americano proprio dei Libertarian, molto vicini all’ideale anarchico.

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Tutti morimmo a stento
ingoiando l’ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce.
L’urlo travolse il sole
l’aria divenne stretta
cristalli di parole
l’ultima bestemmia detta.
Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un’ora.
Poi scivolammo nel gelo
di una morte senza abbandono
recitando l’antico credo 
di chi muore senza perdono.
Chi derise la nostra sconfitta
e l’estrema vergogna ed il modo
soffocato da identica stretta
impari a conoscere il nodo.
Chi la terra ci sparse sull’ossa
e riprese tranquillo il cammino
giunga anch’egli stravolto alla fossa
con la nebbia del primo mattino.
La donna che celò in un sorriso
il disagio di darci memoria
ritrovi ogni notte sul viso
un insulto del tempo e una scoria.
Coltiviamo per tutti un rancore 
che ha l’odore del sangue rappreso
ciò che allora chiamamo dolore
è soltanto un discorso sospeso.

E ancora, stando al grande Faber[...] Giudici eletti, uomini di legge 

noi che danziam nei vostri sogni ancora 
siamo l’umano desolato gregge 
di chi morì con il nodo alla gola.  

Quanti innocenti all’orrenda agonia 
votaste decidendone la sorte 
e quanto giusta pensate che sia 
una sentenza che decreta morte? [...]

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E ora, dopo questo mio segnale, scatenate pure l’inferno.

S.P.Huntington – “The Clash of Civilizations”. A focus on islamic civilization. (Book review by C.Landi)

    Samuel Huntington’s book can certainly be called one of the essays in geopolitics that in the post-Cold War era has raised the broader international debate among political scientists. “The main source of conflict in the new world was created by the end of the Cold War” -a Huntington opinion- “will not be ideological and not economic: it will be cultural”.

Clashes of civilizations will be the protagonists of this new global scenario that contrasts cultural identity (divided by language, tradition, custom, religion). This, according to the American political scientist, is the last stage of a historical evolution of international conflicts: war between monarchies (eighteenth century); between nations (nineteenth century); between ideologies (twentieth century).

In this review, we focus our attention on aspects of Islamic civilization, more specifically examined by Huntington in the fifth, seventh and ninth chapter of his essay. In the fifth chapter, in the paragraph entitled “The Islamic Revival”, Huntington focuses on the problem, already discussed by Toynbee, cultural aggression. The Rebirth, keyword of the thesis of the clash of civilizations theory, occurs when the Islamic civilization, aware of the inferiority to the West (manifested through two major events: the Treaty of Küçük Kaynarca in 1774; Napoleonic campaign in Egypt in 1798), produces a stress that aim at modernization.

Modernization does not mean Westernization. Huntington points out that in this respect the will of the Saudis is addressed in the first sense and absolutely is not directed to the second.
The intention is to Islamize modernity, reaction as opposed to the modernization of Islam. Expand the Muslim law, sharia, (formed by the Quran and the Sunnah) to the entire globe, with all that derives from social, cultural, economic and political.

In a paragraph of the seventh chapter, Huntington analyzes the process of ”consciousness without cohesion” going to show how Islamic civilization over the centuries, have failed to adopt models of national cohesion favoring instead a common religious consciousness (which acts glue between citizens-believers) very strongly developed (Ummah). The same Ottoman Empire was governed, in the opinion of political scientist, the combination of “tribalism-religion” and is highlighted as the process of internal cohesion of the community of the faithful is supported by three pillars, which provide full fidelity: tribe, clan, family. Not included, so the State. The concept of nation-homeland (watan) will be one of the foundations, together with that of freedom (huriyya), the process of renewal of the Nahda. Only half of the twentieth century witnessed the development of supra-national forms of organization more or less institutionalized and developed: Organization of Islamic Conference (OIC) Islamic World Congress, the Muslim World League, and so on.

In the ninth chapter in the section entitled “Islam and the West”, Samuel Huntington examines the clash of Western civilization throughout history, focusing especially on post-Cold War developments. To arouse the interest of the American political scientist, the growth of the population of unemployed and frustrated young Muslims who often emigrate to the West, is to form an immense mass of the proletariat ”external” in the long term can destabilize the balance of world power in the face of growing consensus in regard to Islamist or fundamentalist movements. The collapse of communism (between 1989 and 1992) has led to a more marked contrast from the moment he came to miss the ”common enemy” of the West and Islam.

Finally, Huntington seeks to emphasize  as the enemy of Islam is not the CIA or the Department of Defense of the United States, but Western culture or, rather, the Western civilization. And, at the same time, the enemy of the West is not religious fundamentalism, but the entire Islamic civilization that is the voice of a culture quite distinct and opposed to Western. In short, these two civilizations can easily get to fight not only because of the multiple points of disagreement, but especially for one of the few points in common in their possession: the vocation to a global control.

Claudio Landi

Sfogo

Riflessioni a caldo, non rilette, non corrette.

Un profondo senso di impotenza pervade il mio animo. Io, cittadino, elettore sono senza potere dinanzi alle decisioni del palazzo. Le forze di opposizione si apprestano, senza passare per il giudizio popolare, ad occupare incarichi di primissimo piano. Il Capo dello Stato sta per affidare l’incarico a Mario Monti, dopo averlo furbamente nominato senatore a vita per mascherare la calata dall’alto dell’incarico. La sinistra, assuefatta dalla caduta del Cavaliere (cattivo, buffone, mafioso, ladro, puttaniere), sarà troppo distratta per assistere alla colonizzazione della politica da parte dei mercati occidentali. E’ in atto un ribaltone, un colpo di Stato umiliante. La folla esulta ignara, in questo istante, di esser stata beffata. Sotto il contentino della cacciata di Berlusconi si cela la salita al potere di persone che hanno letto il manuale di istruzioni senza mai aver guidato una nave (metafora di plutarchiana memoria).  Nè tantomeno questi sono stati eletti da qualcuno. Alzi la mano chi ha potuto dire la propria in questo momento!

Bene il governo tecnico, le elezioni sarebbero state una strage a fronte dell’indegna legge elettorale. Ma che questo nuovo governo sia comprensivo delle forze politiche vincitrici nel 2008 e di quelle intenzionate a riappacificare gli animi. Non si può ostracizzare dal governo chi ha vinto le elezioni. Vedere al governo chi ha perso e all’opposizione chi ha vinto è un ribaltone, mettetela come volete. Me ne frego dei mercati, del senso di responsabilità e degli altri artifici con i quali si tenta di mascherare i giochi di palazzo. Oggi muore la politica. Si stabilisce il primato dei mercati e dell’economia capitalista sulla politica. Le nostre scelte cono condizionate dall’umore degli speculatori e dall’andamento dei mercati. Dobbiamo reagire! Ristabilire il primato della politica, ridare voce alla gente! Rispettare la volontà popolare e non quella dei furbetti che approfittano del malcontento, con la faccia pulita, per cavalcarlo e stare sulla poltrona senza nessuno che lo legittimi in pieno.

Il cento destra ha sciupato la sua occasione storica di riformare il paese in luna legislatura dove avrebbe potuto benissimo farlo. Non si è riusciti a costruire una struttura partitica in grado di poter reggere alle crisi. Il centro destra italiano e Berlusconi hanno fallito. Bisogna prenderne atto.

Ma passare dal dato oggettivo del fallimento all’umiliazione totale provocata dai discorsi di alcuni parlamentari dell’opposizione (dopo il ribaltone saranno di maggioranza) ce ne vuole.

A quest’ora, prima delle dimissioni, le masse urlano, i politici si rinchiudono nei palazzi, i giornalisti guadagneranno gli ultimi spiccioli sulla pelle del Cav. e gli speculatori guadagneranno sulle borse che risalgono dopo la caduta del governo.

Ora ho paura. Ma non voglio stare zitto e abdicare. Ho paura della vendetta e del rancore di una sinistra repressa. Ho paura dell’Europa dell’euro, delle Agenzie di Rating e dello Spread.
Purtroppo noi cittadini ora come ora dobbiamo convivere con la nostra impotenza, aspettare che qualcuno decida per noi il governo “ideale” e stare a guardare alla finestra.
Fino ad ora non si conoscono gli intenti del nuovo governo, su cosa si fonderà, da chi sarà appoggiato, quali sono i punti in agenda, il programma, i volti. Conosciamo solo i curriculum di alcuni. Restiamo, ahinoi, a guardare.

Sperando che questa lunga notte finisca presto, auspicando che non sia l’ennesima transizione all’italiana.

La politica italiana: i rancori del passato, i problemi del presente, le sfide del futuro.

Alla luce dei recenti accadimenti di politica interna (con forti ripercussioni a livello comunitario e internazionale) è doverosa una profonda riflessione.

Il governo, è risaputo, non gode più dell’ampia maggioranza consegnatali nel 2008 dalle urne. I meccanismi costituzionali consentono, ora come ora, al Presidente della Repubblica, di prendere la situazione in mano ed avviare  le consultazioni per cercare di trovare un’altra maggioranza parlamentare che possa supportare l’operato di un nuovo governo per portare a termine le tanto attese
riforme istituzionali. L’estenuante resistenza del Cavaliere all’assedio delle opposizioni, pare, si arresterà a breve, dopo l’approvazione delle misure richieste dall’Unione Europea in materia economica.

Di sicuro, qualora si optasse per un governo “tecnico”, sarà necessario avviare una lunga fase di trattative per tentare di conciliare gli intenti delle varie forze politiche presenti in parlamento. E non sarà un gioco da ragazzi.
L’altra strada, più probabile, è quella che porta dritta alle elezioni anticipate. Delle due non saprei a quale tendere dato il fatto che entrambe contemplano, accanto agli onori, pesanti oneri.

I pericoli che sarà chiamato ad affrontare un nuovo governo “di larghe intese” non sono pochi. Difficile mediare tra forze così eterogenee e così bramose di mettersi in gioco in una nuova fase esecutiva.
Se da un lato Casini sostiene di non voler intraprendere un’avventura di governo senza il Pd (oltre al veto sulla figura del Premier) non si potrà prescindere dalla partecipazione del Pdl al governo di solidarietà nazionale. Ferma restando l’attenzione da dedicare a forze poco inclini a facili compromessi, con posizioni più radicali, come la Lega Nord o l’Italia dei Valori. Altro ostacolo potrebbe essere rappresentato dall’inconsistenza degli intenti delle opposizioni che, accanto alla strenue volontà di esiliare Berlusconi dalla scena politica, non sono ancora in grado di proporre un’alternativa programmatica concreta e dettagliata. Inoltre, inutile dirlo, tra le opposizioni già iniziano a comparire i primi “mal di pancia” sull’eventuale futuro Primo Ministro.

Andare al voto sarebbe un po’ come tagliare la testa al toro. Ma, in questo periodo difficile, sarebbe anche un sacrificio economicamente troppo gravoso per le tasche dei contribuenti, che dovranno sostenere le spese per una lunga ed intensa campagna elettorale.
Come ciascuno può notare la scelta non sarà facile. Certo, vedere uno Stato (e i lavoratori tutti) alla completa mercé dei mercati azionari e del fantomatico e altalenante “spread” (spade di Damocle ricattatorie e infame che pendono sulla testa della classe politica), fa venire un po’ il vomito. Peggio ancora se molti elettori di sinistra, pur di gettar fango sulla figura del Premier, sono disposti a chinare il capo dinanzi alle più becere forme di controllo del capitale e finanza sulla politica. Dove è finita la vera sinistra?

Dopo tutto, provando a dare uno sguardo molto più ampio, che comprenda una visione lungimirante e un approccio radicalmente riformista (ma allo stesso tempo attento alla conservazione di ciò che di buono resta), ci rendiamo conto che i problemi vanno ben al di là del Silvio sì, Silvio no. Molti possono vivere la storia, pochi possono criticarla scientificamente, pochissimi sono in grado di scriverla. Qui c’è bisogno di uomini che si sentano in grado di optare per la terza opzione: scrivere la storia della nostra Repubblica.
Le necessità ci spingono verso politiche che mirino a stravolgere l’assetto istituzionale del nostro ordinamento per evitare che, in futuro, si torni a situazioni del genere, paralizzando nuovamente il Paese.

Oltre la modifica di una indegna legge elettorale (ne parlerò prossimamente) e all’approvazione delle misure richieste dalla Comunità Europea, sarebbe opportuno avviare i lavori per il ringiovanimento del sitema politico-istituzionale.
Mi spiego, si potrebbe mettere in discussione il bicameralismo perfetto, l’elezione diretta (e il ruolo effettivo) del Presidente della Repubblica, il ruolo dell’Italia nelle relazioni internazionali, perseguire una visione condivisa sul federalismo, sulla giustizia, sul mondo del lavoro e sul sistema tributario.
Senza questi punti in agenda (ce ne sono sicuramente altri di eguale rilevanza), non si può ambire a costruire politiche serie e lungimiranti. Quindi auspico che le consultazioni non si limitino a compromessi di basso profilo inerenti la mera palude partitocratica ma che comprendano, primariamente, una condivisione programmatica e netta su posizioni da assumere al cospetto del popolo e del mondo intero. La nostra Costituzione, partorita in uno scenario politico del tutto diverso dal presente, è come una camicia che l’Italia, ormai cresciuta, porta addosso fin da bambina standogli stretta. Ci attendono sfide storiche che devono vederci giocare un ruolo da protagonisti. Gli equilibri nel Mediterraneo dopo le primavere arabe, l’assetto geo-politico nel medio-oriente, la crisi del sistema capitalistico-occidentale, la dimenticanza dell’etica e la decandenza morale dell’uomo moderno, il rapporto tra Stato e Religione e altre questioni di rilevanza mastodontica.

Per non perdere le sfide del futuro, bisogna agire da subito. Il nostro paese deve recuperare la credibilità a livello internazionale e per fare ciò occore la partecipazione degli uomini migliori. Esistono tre modi per gestire una rappresentanza:
1- Fare ciò che vuole il popolo; 2- Fare ciò che vuole l’ èlite dominante; 3- Fare ciò che l’èlite creda sia utile per il popolo. A voi la scelta. Ma per scegliere bene, e per comprendere a fondo le problematiche contingenti, bisogna liberare la mente da rancori e pregiudizi del passato, analizzare il presente con più scientificità possibile e proiettarsi al futuro con una mentalità eretica.

Claudio Landi

“Calumniatus est!” – La Roma repubblicana tra diritto di accusa e divieto di calunnia.

 

 

 

 

 

 

 

Il libro del prof. Gaetano Pecora sul pensiero di Gaetano Filangieri si conclude con la speranza che, una volta riposto su uno scaffale, questo venga riaperto per sbirciare qualche pagina rivelatasi utile nella vita di ogni giorno. Questo mi è capitato spesso da quando ho riposto il libro. Anche oggi. Voglio condividere con voi la miaesperienza. Buona lettura:

Bisogna sapere che nei bei giorni della Roma repubblicana al diritto di accusare si accompagnava come un’ombra il divieto di calunniare, e questo divieto era sanzionato da pene gravissime, intrecciate tra loro come gli anelli di una catena dalla quale veniva trattenuto sia il rigurgito della vendetta personale che l’accensione fantastica delle lingue forcute. Colui che in mala fede accusava il prossimo - in mala fede, si badi – sapendo cio’ quali e quanti argomenti militavano a favore della sua innocenza e quanto tenui, viceversa, erano le ombre che ne velavano la condotta – colui, dunque, che dolorosamente macchinava per perdere l’imputato rischiava grosso, potendo pagare a caro prezzo il fio della sua impostura: e, infatti, se il pretore concludeva il procedimento conil “calumniatus est”, con questa formula tremenda che schioccava come una frustata nelle aule della giustizia, allora non c’era più scampo per l’accusatore mendace: intanto, com’è ovvio, l’imputato andava assolto; quindi, con una tipica misura di contrappasso, l’impostore pagava lui la pena che avrebbe dovuto sopportare l’imputato se fosse stato riconosciuto colpevole (sicché, per esempio, nel caso la legge prevedeva venti anni di reclusione per un delitto di cui era stato incolpato un innocente, questi venti anni con effetto di rimalzo andavano a carico di chi aveva tramato l’accusa); infine, a partire da un certo momento, l’accusatore doloso oltre a patire gli effetti del contrappasso era tenuto anche per “infame”, e l’infamia veniva punita, tra l’altro, con l’ “inustione”, marcandogli gioè la fronte con la lettera “C” (da “calumniator”), che rimaneva lì per sempre, impressa com’era con carattere di fuoco; il che, d’ora innanzi, l’avrebbe fatto riconoscere tra mille e mille e, scoprendolo al ludibrio pubblico, l’avrebbe martoriato col disprezzo delle folle.

 

Fonte: (Gaetano Pecora, Il pensiero politico di Gaetano Filangieri, Rubettino, Soveria Mannelli (Catanzaro), 2008, pag.181 e ss.)

L’uccisione dello Stato Nazionale. E i suoi carnefici.

Profonda indignazione. Questo ciò che provo dopo le dichiarazioni dell’agenzia di rating “standard & Poor’s” riguardo la capacità dell’Italia di ripagare il suo debito.
Il nostro paese passa dalla categoria “A+” a quella “A” motivando il tutto asserendo che l’esecutivo è fragile e costantemente sotto pressione del parlamento. E’ inammissibile, a mio parere, trattenere degli Stati nazionali al giogo di questa agenzie private delle quali non si conoscono volti, storia e intenti.

Fui entusiasta nel sentire il presidente degli States, Obama, sostenere che queste agenzie non possono infierire nella stabilità interna di un Paese come gli Stati Uniti, minacciando di modificarne la storia e le politiche da attuare. Ora attendo una risposta seria dalla classe politica europea, perchè la sola Italia non può bastare, contro il complotto mondiale architettato da questi scienziati della finanza globale per ridisegnare l’assetto geopolitico e creare nuclei di potere finanziario in ogni angolo della terra.
Mi rammarico fortemente nel sentire chi, come gli esponenti delle opposizioni, plaudono a questi attacchi. Hanno forse dimenticato la loro storia? Stanno calpestando gli ideali dei loro padri?
La sinistra non può esultare e cavalcare queste onde perchè figlie di un tardo e becero capitalismo senza etiche nè morali che tengano. Aboccare a questi ami, cadere in queste trappole, farà della sinistra un’inevitabile serva sciocca di questa visione del mondo appartenente alle grandi sfere della finanza capitalista.
Questi i frutti di un liberismo tout-court dimentico dei più elementari princìpi democratici. L’Unione Europea ha valutato positivamente le manovre. L’Unione è un’istituzione, ci piaccia o no. Il parlamento ha approvato, democraticamente, la manovra e la nostra costituzione prevede questo. Non ci sarà agenzia che tenga dinanzi ai nostri principi democratici sanciti dalla Carta e sudati con la storia.

E’ inammissibile che un gruppo di privati, se non speculatori, possa interferire nelle politiche interne pretendendo di avere un peso sulle politiche e sui destini di tutti i lavoratori di un Paese. E’ su questi temi che bisogna fare politica. Su queste tematiche scontrarsi e far valere i propri principi di libertà e giustizia sociale. Stiamo assistendo, distratti da vari gossip, alla degenerazione del controllo geopolitico da parte di occulti poteri finanziari.

Rimango molto deluso da una sinistra priva di senso alcuno che pur di cavalcare onde sfavorevoli a questo esecutivo, rinnega i propri ideali e il proprio passato di battaglie contro i signori che oggi gli fanno da supporto. Non posso accettare da esponenti di sinistra delle dichiarazioni del tipo “quando una squadra retrocede l’allenatore se ne deve andare”.
Enrico Letta, che ha pensato di smuovere gli animi del comatoso popolo demo-catto-comunista, non ha ben capito che chi ha retrocesso l’Italia non è un’istituzione, né tantomeno questa istituzione è democratica. Si pensi se una squadra fosse retrocessa da un fan club di tifosi. Questo sarebbe inammissibile. Cosa diversa è essere retrocessi da un’istituzione sovranazionale, come l’Ue, che però ha promosso le iniziative del governo riguardo il risanamento del debito. Siamo alla frutta, la sinistra più di chiunque.

Addirittura non c’è più differenza tra le parole di chi dovrebbe difendere gli interessi della classe operaia e di cura quelli degli industriali. Marcegaglia, preda dell’amo di S&P, ha dichiarato minacciosa: “Riforme o governo a casa”.

Ecco, com’è bello il popolo di sinistra quando osserva, complice, i corpi ammassati di Stati Nazionali alla mercè di privati, speculatori, investitori, imprenditori e affaristi.

Claudio Landi