Intervista a Diego Lombardo

 1.      Diego Lombardo, 52 anni, una condanna definitiva a carico, da un lato, e una brutta malattia con cui convivere, dall’altro. Vogliamo provare a ricostruire gli antefatti? Dalla condanna definitiva alla scoperta del male.

La scoperta del male fu ad Ariano Irpino, dove scontavo una condanna per truffa familiare ai danni di mia sorella (moglie del pentito Piccirillo). Nel Luglio del 2011, svolgo le prove allergiche per la tubercolosi, risultando positivo. A Settembre, invece, vengo sottoposto alla prima radiografia per la tubercolosi, grazie a questa analisi scopro l’esistenza del tumore. Pochi giorni dopo la discussione dei miei arresti domiciliari in tribunale, mi sottoposi ad una TAC il 17 Ottobre per poi essere liberato il giorno seguente. Il Giorno 25 Ottobre arriva una comunicazione da Ariano Irpino, che confermava la presenza di un tumore maligno. Con questo esito degli esami, telefono il 118 e mi faccio trasportare all’ospedale di Castel Volturno dove i medici mi sottopongono ad una nuova TAC, dove viene confermato un carcinoma al polmone destro di circa 3cm. Il 3 novembre vengo dimesso con l’invito a svolgere una PET per confermare ulteriormente la diagnosi. Il Magistrato di sorveglianza Rossella Bertolani, mi autorizza a recarmi alla Clinica Neuromed di Pozzilli, senza scorta. Il risultato viene confermato, con l’aggiunta della probabile presenza di secondarismi al polmone sinistro. Il Magistrato, essendo sopraggiunti il 3 anni e 8 mesi alla precedente condanna, riscontra un cumulo di pena di 4 anni 8 mesi e 24 giorni.

2.      E da qui l’arresto.

Sì, il 25 Novembre vengo arrestato, ho subito un malore in carcere, il medico mi visita e mi chiede: “Lei è lucido?” e io rispondo di avere un tumore ai polmoni e non al cervello. Il medico stilò una relazione, confessandomi che a suo avviso sarei dovuto uscire subito. Non seppi più nulla. Il 1o dicembre 2011, la direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere comunicava in una nota che la sua situazione era compatibile con il regime carcerario, tesi confermata dal Magistrato di sorveglianza. Nel frattempo mi veniva proposto, senza alcun interesse e premura da parte del tribunale, il ricovero presso il Pascale. Il 23 Dicembre fui condotto al Pascale. Qui venni respinto per mancanza di posti e perché avrei dovuto ripetere le analisi, mi consigliarono di ripresentarmi il 15 Gennaio. Ma intanto il tempo passava e il male si aggravava. Il 3 Gennaio feci una TAC all’Ospedale di Aversa, la mattina dopo venni contattato per una visita medica urgente, quindi scortato al Monaldi dove mi imposero un ricovero di estrema urgenza. Fui ricoverato al Monaldi il 4 di Gennaio e il 5 vengo trasferito al reparto detentivo del Cardarelli. In 15 giorni di ricovero, soltanto una radiografia e un’ulteriore TAC. Nessuna cura. Grazie a questi esami i medici scoprono che il tumore, prima operabile, ora non lo è più date le dimensioni e la diffusione. Da 3cm a 6c, con presenza di secondarismi al polmone sinistro. Il giorno 26 Gennaio, in cui era prevista la prima chemioterapia, mi recai al Cardarelli. Il dottore chiese le analisi ai secondini. Le guardie restarono nell’imbarazzo. Il posto per me non c’era poiché non fu comunicata l’analisi che doveva precedere l’inizio del primo ciclo di chemio. Ma dovetti attendere fino al 31 di Gennaio per essere sottoposto alla prima chemio, soltanto dopo l’appello dei Radicali, dopo le battaglie di mia figlia e dopo l’attenzione che ha riposto la stampa sul caso, grazie all’aiuto dell’amica giornalista Angela Rossi. Quindi, fui liberato il 1° di Febbraio. Ma non posso dirmi realmente libero, poiché il Magistrato ha ordinato una scarcerazione con differimento della pena. Ciò significa che ora, pur essendo formalmente libero, non sto scontando la pena prevista che è stata, invece, “congelata” per poi essere ripresa dopo la mia avvenuta guarigione.

 3.      Il 1o dicembre 2011, la direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere comunicava in una nota che la sua situazione era compatibile con il regime carcerario. Ponendo l’attenzione sulla questione della “compatibilità”, cerchiamo di mettere in luce il suo punto di vista, stretto da una cella e una prigione interiore.  Da una condanna prevista dalla legge e una imposta dalla natura.

Perché il Magistrato di sorveglianza ha citato, per dare supporto alla tesi della compatibilità, una sentenza della Cassazione (Capriati, 2002), al posto di altre sentenze, più recenti, che invece prevedono l’erogazione di cure per i detenuti malati di cancro? Perché il giorno 1° Febbraio mi libera ai sensi dell’art.147? Cosa è cambiato da ora a due mesi fa? Il tumore è diventato inoperabile? E’ cresciuto? Si sapeva! Io dimostrerò che il malato di tumore, ristretto nelle carceri, è passibile di un aumento, in breve tempo, della massa tumorale del 200% rispetto agli altri malati, a causa dello stress prodotto dalla detenzione.

 4.      Il suo caso ha destato l’interesse della stampa locale per poi giungere rapidamente a quella nazionale e, quindi, dell’opinione pubblica. Si aspettava una tale eco, in tempi così brevi?

Onestamente, no. Questo lo devo soprattutto a mia figlia che, con una forza d’animo immensa, ha mosso mari e monti. A lei devo tutto (pausa)…se non ci fosse stata lei non si sarebbe sbloccata la situazione. Lei ha lottato con tutte le sue forze. Lei mi conosce e sa che uomo sono. Conosce i fatti per i quali fui condannato e del fatto che ero solo un prestanome di quella cooperativa, gestita da suo nonno. Sinceramente non pensavo che il mio caso potesse destare così tanto scalpore. Inoltre, come ho già detto, ringrazio l’amica e compagna di scuola Angela Rossi che, da giornalista, è riuscita a dare risalto al caso sulle pagine dei quotidiani locali.

5.      Anche la politica nazionale ha avuto premura di interessarsi alla questione. I parlamentari Radicali, tramite l’On. Zamparutti, hanno infatti presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia e a quello della Salute. Quale fiducia ripone nella politica per la risoluzione di problemi affini al suo, oppure di entità maggiore, come il complesso tema del sovraffollamento delle carceri e della situazione dei detenuti?

Io vorrei invitarvi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Una stanza di 20mq abitata da ben sette persone, di cui una malata di tumore. Fortunatamente ho avuto modo di avvalermi della collaborazione e la comprensione degli altri detenuti che mi hanno esentato dagli oneri di pulizia della cella. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, un detenuto deve poter usufruire di ben 7 mq. In quella cella ne avevamo meno di 3 a testa. Anche i porci meritano di vivere in uno spazio di 6 mq. Noi eravamo persino inferiori ai porci, vivendo nella metà dello spazio che, invece, spetta loro. Per non parlare del vitto. Non esiste una dieta specifica per gli ammalati, né diabetici né malati di tumore.

            6.      Quale potrebbe essere una soluzione?

Non bisogna cadere nell’errore di fare di tutta l’erba un fascio, lo dico a politici, magistrati e giudici. Vedendo l’art. 7 mi hanno considerato un mafioso, senza conoscere la persona. Io non ho mai frequentato e supportato l’operato dei clan locali. E’ opportuno fare chiarezza e non confondere la pena di un singolo in un maxi processo con il quale egli non ha nulla a che fare. Inoltre, credo che allo stato attuale dei fatti sia opportuna un’amnistia. Non per liberare dei condannati, ma perché ci sono migliaia di processi arretrati che rischiano di cadere in prescrizione. Cosa che potrebbe avere un effetto ben più grave di un’amnistia.

7.      Ora che è, finalmente, a casa con la possibilità di condividere il calore familiare con i suoi parenti, qual era il suo rapporto con la malattia, in cella e com’è ora?

Certamente qui è tutto diverso, anche se i compagni di cella non mi facevano pesare la carcerazione. Io ho un bambino di 12 anni e una nipote di 5 anni. Non dico di essere innocente, voglio pagare le mie colpe. Ma credo che in tutto ciò sia riscontrabile una sorta di dolo da parte della Magistratura. Questa condanna sarebbe andata in prescrizione l’anno prossimo, il cumulo di pena è giunto proprio mentre stavo finendo di scontare l’altra pena. Perché? Perché mi hanno condannato con l’articolo 7 (legge 203/1991), che prevede un aggravamento di pena a carico di chi nella commissione di reati si avvale del metodo mafioso? Ed è solo a fronte dell’aggravante che la mia condanna non era già caduta in prescrizione. Non sono riuscito a smontare in nessun modo questa connessione tra me, la mia attività e la malavita. Sono stato inserito all’interno di un contesto più grande di me. Dai rapporti dei Carabinieri di Mondragone si può evincere che non ho mai avuto rapporti con la camorra locale.

8.      Dal suo profilo Facebook si nota, non solo, la vicinanza di molte persone amiche, ma anche una sua voglia di comunicare attraverso la condivisione di diverse canzoni. La musica può aiutare in questi casi?

Io amo la musica. Nella musica si ha tutto: ricordi, speranze, amore, vita. Tutto. Quel giorno che odierò la musica sarò morto, ma dovrò prima morire e poi potrò odiare la musica.

         9.       Allo stato attuale delle cose, in cosa, o in chi, ripone ogni sua speranza per il futuro?

Io ripongo la fiducia soltanto nella mia famiglia. E’ la sola che può rendermi forte e sicuro nella mia attuale condizione.

Claudio Landi

Mondragone 9.02.12

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5 pensieri su “Intervista a Diego Lombardo

  1. Mi auguro che il cosiddetto decreto ‘svuotacarceri’ risolva per il Sig.Lombardo e per chi si trova nelle stesse o analoghe condizioni di salute, e non abbia commesso crimini violenti, almeno il problema della detenzione e che si possa curare nel migliore dei modi possibili……Qualcuno, non ricordo se nel governo o tra i commenatori politici, o addirittura lo stesso presidente degli Stati uniti Barak Obama, ha detto, più o meno, che la situazione delle carceri assomiglia alla situazione del Paese che ha quel sistema penitenziario. Ebbene la situazione delle carceri italiane denuncia la pessima condizione in cui si trova tutto il popolo italiano. Ma la cosa più amara che possiamo dire ad ulteriore commento, e che in tanti lo sapevamo già……..e finora, nessuno aveva fatto nulla.

  2. Questo deprecabile episodio non si può non fare riferimento al diritto alla salute , la quale è sempre stata manipolata nei vari momenti storici sia negli ordinamenti degli stati, differenziandosi al variare delle finalità politiche, tanto che il concetto di salute si è trasformato da “bene” individuale
    (necessità del singolo di essere curato )a “bene” collettivo (interesse della comunità ad avere individui sani).

    La Conferenza Internazionale della Sanità (New York, 1946) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definiscono la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale, sociale e non consiste soltanto nell’assenza di malattie o infermità. Il possesso del migliore stato di sanità che si possa raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali di ciascun essere umano, qualunque sia la sua razza, la sua religione, le sue opinioni politiche, la sua condizione economica e sociale. I Governi hanno la responsabilità della sanità dei loro popoli: essi per farvi parte devono prendere le misure sanitarie e sociali appropriate.” Da questa definizione si delinea come compito dello Stato la prevenzione e la limitazione delle situazioni di non-benessere, che possono impedire al soggetto una vita dignitosa. Il diritto alla salute rappresenta, quindi, uno dei diritti fondamentali della persona, diritto che ne riconosce la dignità, che deve essere salvaguardato anche attraverso l’azione dei pubblici poteri. Competenza dello Stato sociale è garantire a tutti l’accesso ai diritti fondamentali, mettere nelle condizioni tutti di poterne fruire in eguale misura e tutelare i soggetti deboli e marginali.L’OMS con l’emanazione delle direttive note come “Principio di equivalenza delle cure” sancisce come inderogabile la necessità di garantire al detenuto le stesse cure, mediche e psico-sociali, che sono assicurate a tutti gli altri membri della comunità, la garanzia dell’equità della salute per tutti i cittadini è il fine e l’obiettivo che devono perseguire i servizi sanitari nazionali ad impronta solidaristica.

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